Loi travail, la riforma che divide la Francia


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In Francia la “Loi travail”, la riforma del lavoro presentata dal ministro Myriam El Khomri ed approvata il 12 maggio 2016 in prima lettura all’assemblea nazionale, continua a dividere il paese generando anche un ulteriore fratricidio nella Sinistra. Siamo già al quarto mese di protesta: continuano gli scontri e le manifestazioni nelle piazze, non si placano le ostilità. Picchetti nei porti, nelle centrali nucleari e nelle raffinerie. Per pacificare le parti non è bastato che il premier francese Manuel Valls aprisse alla «possibilità di apportare modifiche, miglioramenti». La CGT (Confédération générale du travail ), storico sindacato d’oltralpe, non intende arretrare, e chiede il ritiro della riforma. Sebbene sia a rischio l’immagine stessa del paese, Fabrice Angei – leader della CGT – ha affermato che Hollande dovrebbe preoccuparsi. «Euro 2016 non fermerà il nostro movimento».

Come se non bastasse, le divergenze sulla questione emergono anche all’interno dello stesso partito di governo, circa 30 deputati del Partito socialista, cosiddetti “Frondeurs” non condividono i principi della proposta di legge. La “Loi travail” mira, almeno nelle intenzioni, ad aumentare la flessibilità del mercato del lavoro. Introdurrebbe, con l’articolo 2, un rovesciamento nella gerarchia delle norme. Le modifiche principali interessano gli orari di lavoro, la facilitazione nelle procedure di licenziamento per ragioni economiche (riducendo i ricorsi davanti al giudice) e quindi il declassamento degli accordi di settore in favore di quelli aziendali. Insomma, con le dovute precisazioni, non mancano le analogie rispetto al nostro Jobs act.

Nonostante qualche voce autorevole si ostini a vedere solo «una battaglia per l’egemonia tra sindacati», un sondaggio IFOP (Institut français d’opinion publique) rileva che, solo il 13 per cento dei francesi si esprime in senso favorevole alla riforma: praticamente il dissenso inonda il paese più delle piogge torrenziali della scorsa settimana. La protesta è trasversale: non mancano i parallelismi col “maggio francese del sessantotto” (la mezza rivoluzione che dalle università si estese alle fabbriche facendo vacillare la Quinta Repubblica) anche se alle odierne “Nuit debout” (notte in piedi), chi ha navigato quel periodo storico afferma che, bisogna attribuire un significato diverso. L’economia è in crescita, il malcontento popolare va oltre la “Loi travaille”. Il clima di unità, instauratosi a seguito delle vicende terroristiche che hanno investito il paese nello scorso anno, sembra essersi affievolito, facendo emergere tutta la debolezza politica del paese.

La possibilità di influire sul contenuto del testo di legge prima della sua approvazione definitiva, prevista per fine luglio, potrebbe intensificare le mobilitazioni minacciando l’ordinario svolgimento dei campionati europei di calcio, al momento in corso. Aggiungendosi così alle “eurobestie d’oltremanica”, che non pochi disagi hanno provocato nella città di Marsiglia nella giornata di sabato in occasione del Match Inghilterra vs Russia.

Antonio Alfonso

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