G7 di Taormina: troppa retorica e pochi risultati


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G7 di Taormina: accordo sul terrorismo ma sul clima e sulle migrazioni resta una fase di stallo

Si è concluso quello che è stato definito “il G7 più impegnativo degli ultimi anni”. Dopo la prima giornata, terminata con l’accordo sul terrorismo, i sette leader erano chiamati a ricomporre le loro divergenze riguardo al clima, alla questione migranti e al commercio internazionale.

Riguardo il tema terrorismo la “dichiarazione di Taormina” firmata dai sette paesi, pone in correlazione la questione della diffusione di contenuti a sfondo terroristico sul web, con gli Internet provider che devono fare “quanto necessario” per rimuovere immediatamente i contenuti”.

Il tema clima, di contro, è stato caratterizzato dal “sei contro uno”. Soltanto sei dei sette paesi hanno confermato i propri impegni riguardo all’accordo di Parigi: “gli Stati Uniti non sono ancora nelle condizioni di unirsi agli altri partner e sono in fase di revisione della loro politica.” Il presidente Trump ha dichiarato che prenderà una decisione la settimana prossima.[1]

La discussione sul commercio internazionale ha visto invece passi in avanti significativi, sgomberando il campo da un’idea per la quale “chi ha molto sottolineato la necessità di tutelare categorie e forze più colpite dalla globalizzazione sia necessariamente a favore di una radicale chiusura protezionistica”. I leader convengono sul fatto di mantenere i mercati aperti rifiutando il protezionismo, ma anche le pratiche commerciali scorrette.

Si sottolinea comunque il gelo tra Germania e Stati Uniti, i cui leader disertano le conferenze stampe congiunte, anche a seguito delle dichiarazioni di Trump nei confronti dei tedeschi definendoli “cattivi sul commercio internazionale”.

E’ sul nodo migranti che arriva la sconfitta più pesante soprattutto per il nostro paese in quanto si è ribadito il diritto sovrano degli Stati sui propri confini. Prevale la linea di Trump dei muri, sulla linea di Gentiloni e della Merkel che invece sostengono una politica della prevenzione, di sostegno dei paesi di origine. L’Africa è diventato infatti un tema centrale, accennando ad un piano di investimenti in Africa per ammortizzare i flussi migratori, soprattutto di origine economica.



Sarebbe opera di Stephen Miller, il senior advisor di Donald Trump, l’autore del “Muslim Ban” quella di frenare la proposta italiana di unire gli sforzi nel dramma umanitario che insanguina i nostri mari. [2]

Per l’Italia, il summit di Taormina, era l’occasione per porre la questione migratoria in primo piano e per abbozzare un piano globale per la ricollocazione dei migranti e per frenare il traffico di esseri umani.

Ma il tema è stato rimandato alla fine delle discussioni, dando spazio al tema terrorismo, che ha visto nel recente attentato di Manchester, la necessità di un piano d’emergenza che ha poi portato alla “dichiarazione di Taormina”.

Sul tema migranti, Il presidente Trump ha piuttosto invitato gli altri leader a prevenire l’arrivo di immigrati illegali nei propri confini anziché fornirgli una dimora permanente.

Si riconoscono infatti i diritti umani dei migranti e dei rifugiati, ma si riaffermano i diritti sovrani degli Stati di controllare i propri confini e fissare chiari limiti ai livelli netti d’immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico. Inoltre la gestione ed il controllo dei flussi migranti richiede – pur tenendo conto della distinzione tra migranti economici e rifugiati – sia un approccio d’emergenza che uno di lungo termine. E per quest’ultimo i leader del G7 sono d’accordo nello stabilire partnership per aiutare i Paesi a creare nei loro confini le condizioni che risolvano le cause della migrazione-.[3]

Un altro passaggio importante è quello che riguarda la Russia. Dopo le minacce di Trump di sospendere le sanzioni verso Mosca riguardo la questione Ucraina, le resistenze di Washington sono cadute e nella formulazione finale è rimasta la proposta comune di “aumentare le sanzioni” se gli accordi di Minsk non saranno rispettati, insieme alla richiesta a Mosca e a Teheran di unire gli sforzi per usare la loro influenza in modo da porre termine alla guerra in Siria. Sempre riguardo al Paese di Assad c’è la promessa di “liberare dall’Isis i territori conquistati, in particolare Mosul e Raqqa. Infine, dopo ampie discussioni tra il premier giapponese Shinzo Abe e Donald Trump, il G7 ipotizza nuove sanzioni alla Corea del Nord.

Danilo Lo Coco

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