Federali 2017: le elezioni nell’Europa che funziona


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In un’Europa dilaniata da forze centrifughe, impantanata sulla questione dei migranti e dove le disuguaglianze economiche si fanno sempre più evidenti, la Germania si appresta ad affrontare una tornata elettorale che si prefigura essere più complessa di quanto ci si potesse aspettare. Malgrado la quasi certa vittoria della cancelliera uscente, i sondaggi riportano dati che lasciano presagire lunghe e difficili trattative per la formazione della nuova coalizione di governo.

Il rinnovo dei membri del Bundestag avverrà con un doppio voto: il primo determinerà i 299 rappresentanti delle corrispondenti circoscrizioni, eletti con sistema maggioritario uninominale. Con il secondo gli elettori, scegliendo i singoli partiti con possibilità di voto disgiunto, stabiliscono in maniera proporzionale l’equilibrio tra  le forze politiche all’interno della Camera bassa, aumentando o riducendo i voti ottenuti durante la prima votazione. Una soglia di sbarramento al 5% verrà infine applicata per evitare la frammentazione derivante dalla proporzionalità del sistema.
Lo scontro principale avverrà tra le due più grandi forze politiche del paese. Da un lato Angela Merkel (CDU) che si candida per espletare  il quarto mandato da capo del governo e la cui fama, seppur lievemente in salita rispetto al passato, risulta comunque ridimensionata di circa 4-5 punti percentuale rispetto alle scorse elezioni. Dall’altro il socialdemocratico Martin Schulz (SPD), politico di lungo corso ed ex Presidente del Parlamento Europeo.

 


Le parole d’ordine della campagna elettorale dell’alleanza CDU-CSU sono state lavoro, casa e famiglia. In perfetta sintonia con il retroterra conservatore e cristiano dell’alleanza a guida Merkel,  gli obiettivi della cancelliera uscente sono quelli di rafforzare le famiglia con sgravi fiscali sui contributi per i figli, modesti tagli agli stipendi oltre i 60000 euro e l’abbassamento del tasso di disoccupazione sotto la soglia funzionale del 3%. Tutto ciò dovrebbe servire per la realizzazione di nuovi cantieri (nuovi posti di lavoro quindi) con lo scopo di incentivare i cittadini a comprare casa, l’acquisto della quale verrà spinto da incentivi fiscali da 1200 euro annui. Sul fronte interno Angela Merkel propone nuove assunzioni per il comparto sicurezza e un rafforzamento della collaborazione con le autorità europee. E a proposito di Europa la cancelliera manifesta la volontà della Germania di restare il volano dell’unione attraverso la proposta di istituzione di un Fondo Monetario Europeo.

Il fronte socialdemocratico punta invece agli investimenti, con l’intenzione di istituire un obbligo per lo stato, ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, di investire in infrastrutture, scuole e ospedali. La spesa militare, contrariamente a quanto previsto dagli avversari conservatori, rimarrebbe al di sotto del 2%, le famiglie a basso reddito verrebbero incentivate fiscalmente all’ acquisto della loro prima casa e un più significativo taglio ai redditi più alti garantirebbe una minore pressione fiscale sulle famiglie meno abbienti.

Gli altri sfidanti in corsa per le elezioni sono i Verdi, attestati all’8%, la sinistra radicale di Die Linke (10%) e l’estrema destra di Alternative für Deutschland (11%). E proprio nelle ultime due forze politiche risiede la novità delle prossime elezioni. Da un lato un partito nato per appianare le storture del capitalismo, a favore di una forte tassazione sulle imprese multinazionali, l’istituzione di un salario minimo e un programma di finanziamento a fondo perduto dei paesi in via di sviluppo contestuale ad una maggiore collaborazione con le istituzioni internazionali. Pacifista in politica estera, a favore di un progressivo disarmo. Dall’altro un partito fortemente conservatore, euroscettico e anti migranti, che è riuscito a crescere progressivamente, dalla scelta della Merkel di accogliere i rifugiati siriani senza preventivamente consultare le Camere.

Se i sondaggi dovessero dimostrarsi reali, una forza come AfD, che vede la sua raison d’être nel malessere dei ceti popolari e nel dissenso contro le ingerenze esterne, diventerebbe la terza realtà politica in uno dei paesi che maggiormente è riuscito ad affrontare la crisi finanziaria. Come si spiega questo?

Le esperienze delle ultime elezioni in Spagna, Grecia, Italia, Francia e Olanda, seppur con risultati diversi, hanno tutte presentato una caratteristica comune: l’evoluzione del sistema dei partiti. In ognuna di queste tornate elettorali il sistema caratterizzato da due grandi partiti tradizionali ed altri partiti secondari è stato stravolto dall’emergere di nuove forze populiste e/o dal radicalizzarsi di alcune altre forze pre-esistenti.
Come la maggior parte dei populismi europei, quelli emersi durante le sopra citate elezioni avevano come humus comune un forte sentimento euroscettico, una grave spaccatura tra le intenzioni dei padri fondatori dell’Unione Europea e la condizione reale di larghe fasce della popolazione, alla quale molte forze anti europeiste rispondevano con un’ involuzione nazionalista.

Il rafforzarsi di forze radicali come Die Linke e AfD certamente non può affondare le proprie radici sulle stesse problematiche di altri partiti populisti e/o euroscettici soprattutto del Sud Europa. L’incertezza, però, della policy della cancelliera Merkel, soprattutto in merito alla crisi migratoria, ha dato il via ad un crescendo di critiche che sono risultate essere terreno fertile per la retorica tanto della destra, quanto della sinistra.
Prima la scelta di derogare al Trattato di Dublino per aprire le frontiere e accogliere i migranti siriani, poi  i fatti di Colonia, hanno  rappresentato per i nazionalisti una spinta in avanti che gli permette ora di intimorire analisti e policy makers. La successiva stretta ai controlli e il già fortemente contestato accordo con la Turchia per lo stop ai flussi migratori sono invece costate alla cancelliera le critiche della sinistra e anche di molti suoi alleati. Un fuoco su due fronti che ha portato ad una perdita di consensi dei due principali partiti politici, che cercano ora di arginare ogni perdita, inasprendo la loro retorica.

In definitiva, se certa sembra essere la riconferma del quarto mandato per Angela Merkel, non vi è alcuna certezza sugli equilibri che si andranno a delineare all’interno del Bundestag per la costituzione della nuova coalizione di Governo. Essa potrebbe infatti portare nuovamente ad una larga intesa con i socialisti, col rischio di rafforzare ulteriormente le forze radicali, o addirittura, anche se con meno probabilità, ad un’intesa tra i socialisti e l’emergente forza di Die Linke.

A cura di Gabriele Tusa

 

 

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