ricollocamento dei rifugiati: il Parlamento approva la nuova Risoluzione


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La Commissione europea pronta ad intervenire legalmente per garantire il ricollocamento dei rifugiati e il Parlamento approva la nuova Risoluzione

 

Il 16 maggio, durante una delle sessioni plenarie a Strasburgo, la Commissione europea, ha invitato gli Stati membri a mantenere i loro obblighi di ricollocazione nell’Unione europea in merito ai rifugiati presenti in Grecia e in Italia. Questa forma di esortazione di forte impatto politico ha la sua ragion d’essere nelle politiche di accoglienza di alcuni stati europei che secondo la Commissione non hanno ancora ospitato nessun richiedente d’asilo nel loro territorio nazionale.

Secondo il Commissario europeo per la migrazione, Dimitris Avramopoulos, se una soluzione equa e solidale non viene trovata, potrà essere considerata l’ipotesi dell’avvio di una “procedura di infrazione” contro i paesi meno virtuosi. Fonti europee già da tempo avevano notato delle inadempieze legate a diversi fattori: i governi cercano di tenere lontani i jihadisti in seguito agli attacchi terroristici, la mancanza di alloggi e istruzione per i richiedenti asilo e problemi logistici. Gli stessi media, avevano evidenziato che alcuni paesi stavano impostando condizioni inaccettabili rifiutando i neri o le grandi famiglie, mentre gli stati dell’Europa orientale avevano posto in essere delle discriminazioni per motivi religiosi o razziali.

Questo è stato l’oggetto del dibattito durante la sessione plenaria di Strasburgo: i paesi dell’Europa orientale come l’Ungheria e la Polonia (e l’Austria) si sono opposti al piano UE adottato nel 2015 per assumere 160.000 richiedenti asilo siriani, eritrei e iracheni provenienti dalla Grecia e dall’Italia.

A Varsavia, durante una conferenza stampa, il primo ministro polacco  Beata Szydlo, ha confermato la sua ferrea intenzione di non accettare richiedenti asilo. Inoltre, il 10 maggio scorso, alla Corte di giustizia europea era stato presentato un ricorso per mettere in discussione i piani di ricollocazione dell’UE.

Stessa politica da parte dell’Ungheria secondo la quale, leggendo i trattati dell’UE, non vi è alcun obbligo di accoglienza dei migranti. L’attuale atteggiamento ungherese fonda le sue convizioni su un assunto reso noto dal portavoce del governo, Zoltan Kovacs, secondo il quale “Non si tratta di una crisi di rifugiati, ma di migranti […], l’Unione degli stati europei è impossibile. L’Europa è forte se ogni stato nazionale è forte, il futuro dell’UE dipende dagli stati membri, fermiamoci e calibriamoci, non facciamo altre regole”.

L’Austria, dal canto suo, nel 2015 si era assunta l’incarico di accogliere circa 1900 migranti provenienti da Italia e Grecia. Tuttavia, il 28 Marzo scorso, il cancelliere Christian Kern ha annunciato che intende scrivere una lettera alle autorità europee per disapplicare il piano. Kern ha spiegato che l’Austria  ha già accolto quasi lo stesso numero di migranti, giunti illegalmente nel paese, ma la Commissione sostiene il contrario.

Proprio per questa ragione, durante le plenarie a Strasburgo di questa settimana, il Commissario Avramopoulos ha ricordato che la maggiore difficoltà da superare è la volontà politica di questi paesi. Il Commissario ha detto di avere contatti con il governo austriaco, che avrebbe assicurato il trasferimento di 50 rifugiati provenienti dall’Italia. Mantenere aperti i contatti diretti è anche un esempio per la Slovacchia e la Bulgaria che mostrano delle reticenze al riguardo, selezionando i rifugiati da accogliere sulla base dell’appartenenza religiosa. La questione si complica ulteriormente per i minori non accompagnati provenienti dalla Grecia e dall’Italia.

Secondo la Commissione, anche altri Stati dovrebbero aumentare il loro impegno per la ricollocazione dei migranti all’interno dei confini dell’UE. Nel caso specifico Spagna, Belgio e Croazia. Inoltre è stata domandata una disponibilità maggiore da parte della Germania, Romania e Slovacchia nei confronti della Grecia, e di Francia e Cipro nei confronti dell’Italia.

Durante il dibattito di mercoledi 17 maggio è emerso che secondo Frontex, il numero totale di rilevazioni di attraversamenti illegali nelle frontiere esterne dell’UE ha raggiunto 1,83 milioni nel 2015 (rispetto a 283.500 dell’anno precedente). Alcuni eurodeputati non hanno esitato ad esprimere le proprie titubanze nei confronti delle inadepienze dei paesi sopra citati.

Angelika Mlinar (ALDE, Austria) ha dichiarato: “Non si tratta di capacità, ma di forza di volontà. È giunto il momento per gli Stati membri di seguire gli impegni assunti”. Cécile Kyenge (S&D, Italia) ha sottolineato che solo due Paesi dell’UE (Malta e Finlandia) sono stati in grado di rispettare i loro obblighi, e ha appoggiato la proposta del Commissario Dimitris Avramopoulos in merito alla procedura di infrazione. Ska Keller (Verdi/EFA, Germania) ha accolto con favore la promessa della Commissione di agire contro gli Stati membri dichiarando che “Non è un problema di capacità, è puramente una scandalosa mancanza di volontà politica. Stiamo parlando di persone che fuggono dalla guerra e dalla persecuzione e di bambini non accompagnati che vengono lasciati soli in campi sovraffollati”.

Ieri, 17 maggio, in occassione del terzo giorno delle sedute plenarie la Commissione europea ha ufficialmente aperto un’altra procedura di infrazione contro l’Ungheria sulle ultime modifiche alla sua legge sull’asilo, che aprono la porta a vari tipi di abusi sui richiedenti asilo. L’Ungheria ha adottato modifiche alla sua legge sull’asilo nel marzo scorso, e consente la detenzione automatica di tutti i migranti nei campi all’interno delle proprie frontiere, scatenando indignazione sia da parte dell’ONU che dei gruppi che sostengono i diritti umani.

Per quanto riguarda le procedure di asilo, la Commissione ritiene che la legislazione ungherese non consenta di presentare domande al di fuori di zone speciali di transito alle frontiere e limita l’accesso a queste zone, impedendo così un accesso efficace alle procedure di asilo all’interno del territorio. Il governo ungherese ha ora due mesi per rispondere alla Commissione europea. Se non è stata ricevuta alcuna risposta alla “lettera di diffida” o se è considerata insoddisfacente, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e di inviare un «parere motivato» all’Ungheria. Come passo successivo, la Commissione potrà quindi rinviare la causa alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Contemporaneamente, il 17 maggio, alcuni gruppi politici del Parlamento europeo hanno presentato la Risoluzione su come far funzionare la procedura di ricollocazione. Nella proposta, il Parlamento sembra motivato a far rispettare “impegni a favore della solidarietà e della condivisione delle responsabilità […] invita gli Stati membri a non ricorrere a decisioni arbitrarie in merito all’accettazione di una richiesta di ricollocazione; esorta gli Stati membri a respingere le richieste esclusivamente sulla base dei motivi specifici stabiliti nelle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione”. Inoltre nel testo si legge che il Parlamento “esorta gli Stati membri ad adempiere ai loro obblighi a norma delle decisioni del Consiglio e a ricollocare sistematicamente i richiedenti asilo dalla Grecia e dall’Italia, compresi quelli arrivati dopo il 20 marzo 2016, fino a quando tutti i soggetti ammissibili non saranno stati ricollocati in modo efficace e agevole nei tempi previsti dalle decisioni del Consiglio; invita gli Stati membri a impegnarsi a trasferire e a effettuare trasferimenti su una base mensile stabile”.

Oggi pomeriggio, durante la fase delle votazioni, la Risoluzione è stata approvata. Adesso sarà compito del Presidente della Commissione parlamentare trasmetterla al Consiglio. I deputati condannano il comportamento degli stati membri che, nonostante abbiano concordato il trasferimento di 160.000 rifugiati dalla Grecia e dall’Italia entro settembre 2017, hanno effettivamente accettato il trasferimento di solo l’11% di quanto previsto (18,770 persone all’11 maggio). Nella risoluzione approvata con 398 voti favorevoli, 134 contrari e 41 astensioni, il Parlamento sprona i paesi UE a onorare i loro obblighi e dare la priorità alla ricollocazione di minori senza famiglie e altri richiedenti vulnerabili.

Di seguito le indicazioni riguardanti la situazione paese per paese e dati globali del processo di ricollocazione aggiornato al maggio 2017: https://ec.europa.eu/home-affairs/sites/homeaffairs/files/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_relocation_en.pdf

Maria Elena Argano

 

Note

Sito Euractiv – Commission sets June deadline for Poland, Hungary to take migrant share: http://www.euractiv.com/section/central-europe/news/eu-sets-june-deadline-for-poland-hungary-to-take-migrant-share/

Sito del Parlamento Europeo – EU refugee crisis: “Relocation is our shared moral duty”:

http://www.europarl.europa.eu/news/en/news-room/20170515STO74806/eu-refugee-crisis-%E2%80%9Crelocation-is-our-shared-moral-duty%E2%80%9D

Sito del Parlamento Europeo – Migration: a common challenge:  http://www.europarl.europa.eu/news/en/top-stories/20150831TST91035/migration-a-common-challenge

 

Sito de La Repubblica- Migranti, disapliccazione piano regolamenti: http://www.repubblica.it/esteri/2017/03/28/news/migranti_austria_ricollocamento-161616112/

Sito Euractiv – Commission ups pressure over Hungary’s anti-migrant policies

http://www.euractiv.com/section/central-europe/news/commission-ups-pressure-over-hungarys-anti-migrant-policies/

Sito del Parlamento Europeo – Proposta di Risoluzione: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=B8-2017-0340&format=XML&language=IT

Sito del Parlamento europeo – http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/20170511IPR74349/i-paesi-ue-devono-accelerare-la-ricollocazione-dei-rifugiati

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