Una questione “confusa”? Dalla logica del Green-Pass all’esistenza dei No-Vax.


 

 

Uno degli argomenti più discussi delle ultime settimane di questo lungo e tragico periodo di pandemia che abbiamo vissuto è stato rappresentato dalla richiesta, da parte del governo e delle istituzioni, di esibire il Green Pass di fronte alla maggior parte degli spazi chiusi. Molto si è discusso e molto si è criticato delle forme acquisite dalla richiesta governativa di possederlo, in quanto in certi casi – da richiesta con finalità legate al raggiungimento di un benessere collettivo – si è trasformata in un qualcosa che parlasse il linguaggio dell’imposizione. La questione si è rivelata di grande complessità e ha stimolato i limiti dell’interpretazione che si potesse fare delle modalità di somministrazione della norma, generando così un diffuso malcontento e una logica del complotto che si è sedimentata tra le coscienze gli individui. Procedendo con l’analisi, se tu in quanto individuo non possiedi il documento che attesta la tua vaccinazione, chi presiede un luogo specifico può impedirti di varcare la soglia in virtù di un bene collettivo. Il processo attraverso cui si sta articolando la questione Green Pass sta, in un certo senso, sgretolando una compattezza comunitaria di fronte al problema rappresentato dal Covid-19, il quale dovrebbe essere in realtà l’unico elemento che – in quanto pericolo collettivo – normalizzi un dialogo dall’alto verso il basso e viceversa. La resistenza, dettata anche da un reiterato sfiancamento del corpo sociale di fronte all’esperienza dei quasi due anni di crisi pandemica, rappresenta una risposta “immunitaria” ad un continuo utilizzo del blocco di un sistema per ragionare sui possibili procedimenti da utilizzare per fronteggiare una minaccia. Il fenomeno risulta, dunque, più ostico che mai. Nella sottile linea rossa tra un diritto naturale costituito dai diritti inalienabili dell’individuo e un diritto positivo costituito da un determinato insieme di norme e leggi che identificano uno specifico spazio politico-territoriale, trova un varco l’universo della violenza. Vediamo in che modo. Sembra, per l’appunto calzante, riportare qui alcune parole di Walter Benjamin, il quale nel suo Angelus Novus (1981) sostiene:

“[…] Poiché il riconoscimento di poteri giuridici si esprime nel modo più concreto nella sottomissione – in linea di principio – passiva ai loro fini, come criterio ipotetico di suddivisione dei vari tipi di autorità bisogna assumere la presenza o la mancanza di un riconoscimento storico universale dei loro fini. I fini che mancano di questo riconoscimento si chiameranno fini naturali, gli altri, fini giuridici. E la diversa funzione della violenza, secondo che serve a fini naturali o a fini giuridici, si può mostrare nel modo più evidente sulla scorta di un qualunque sistema di rapporti giuridici determinati.”[1]

Quando parliamo di un universo della violenza che si apre, in questo nostro specifico caso, non stiamo alludendo alla violenza canonicamente intesa come fisica. In questo caso stiamo alludendo ad un rapporto giuridico determinato sulla base di un aggiramento da parte del potere sovrano ai danni del corpo sociale. Nel caso del Green Pass, di fronte al quale personaggi e intellettuali del calibro di Alessandro Barbero si sono professati come sfavorevoli, il fine, che è quello di una vaccinazione a tappeto su tutta la popolazione, va a sottomettere l’identità del potere giuridico inteso come una forma di coerenza nei confronti del contratto sociale tra Stato e popolazione. In altre parole, il Green Pass, che rappresenta quel potere giuridico a cui stiamo alludendo, per come è stato imposto ha in realtà applicato un’altra forma di violenza velata, da identificare con l’impedimento di entrare in luoghi chiusi da parte di chi non lo possiede, ai danni del corpo sociale dei cittadini.

Dunque, come ha per l’appunto sostenuto Barbero, il problema sta alla base, nelle modalità utilizzate di fronte ai cittadini. Poiché se vi fosse stato l’obbligo del vaccino, con una spiegazione a dir poco ovvia della necessità, probabilmente l’effetto sul corpo sociale sarebbe stato differente. In effetti, è proprio così che si riscontra il problema. Non si obbliga al vaccino, ma si obbliga al Green Pass. Sembra un modo per non affrontare i rischi di mortalità che ancora continuano a presentarsi anche dopo essersi somministrati il vaccino. Ma come enfatizza la questione il prof. Barbero, il problema sta nell’assenza di un dibattito formativo sulla questione. Vi è una mancanza di dialettica che possa chiarificare le contraddizioni poste dal problema. Se si risolvesse questo aspetto, probabilmente si potrebbe anche eliminare il problema creato da quegli individui definiti come “No-Vax”. Quest’ultimi rappresentano ancora un problema di fronte all’enorme catastrofe che ha piegato il mondo tra terapie intensive e morte. Di fatto, vi sono due facce della stessa medaglia: da un lato un Governo che non pone l’obbligo vaccinale e da un altro lato un gruppo di individui ancora non vaccinati (per i quali non si raggiunge la tanto discussa immunità di gregge) a causa dei quali il Green Pass si è trasformato, dall’essere un documento conseguenziale all’essersi vaccinati ad un mero dispositivo di controllo che invade il diritto naturale dell’individuo. Sulla questione appena posta risulta perfettamente calzante richiamare in causa alcune parole di Rousseau, a proposito del contratto sociale tra corpo sociale e Stato:

“[…] Immagino ora che gli uomini siano arrivati al punto in cui gli ostacoli che nuocciono alla loro conservazione nello stato di natura prevalgano con la loro resistenza sulle forze di cui ciascun individuo può disporre per mantenersi in quello stato […].[2]

Continua Rousseau:

 “[…] Questa forma di forze non può nascere che dal concorso di più uomini; ma, essendola forza e la libertà di ciascun uomo i primi strumenti per la sua conservazione, come potrà impegnarli senza danneggiarsi e senza trascurare ciò che deve a sé stesso?”[3]

Il problema che qui si vuole porre, richiamando in causa il filosofo francese, rientra nella logica per cui un individuo (o un concorso di individui) debba sempre difendere la propria conservazione per mezzo di una protezione dei propri diritti. Applicata la medesima formula al problema che oggi viviamo di fronte al mondo pandemico presenta delle contraddizioni, poiché è vero che l’imposizione del Green Pass risulta come una lesione del diritto fondamentale della libertà dell’individuo e pecca di un’enorme mancanza di dialogo con l’individuo, ma è anche vero che è in questo specifico caso che l’individuo deve impegnare quella forza e quella libertà che sono i suoi strumenti per auto-conservarsi, al fine di un raggiungimento di una condizione ideale per sconfiggere definitivamente il nemico Covid-19. La quale condizione viene rappresentata da una collettività che vuole puntare al vaccino come soluzione e non da una collettività divisa tra gente vaccinata e No-Vax.  Dunque, infine, bisogna puntare sulla dimensione del dialogo inteso come un metodo maieutico di interpretazione e comprensione del fenomeno e dei problemi connessi ad esso. Problemi che per la maggior parte dei casi sono rappresentati da una massa di persone che ancora stenta nella somministrazione al vaccino perché consapevolizzato erroneamente come uno strumento poco utile.

Ignoranza dei rischi, mancata informazione, assenza di dialogo Stato-Comunità, forse sono alcuni dei problemi che in questa lunga discesa agli Inferi l’individuo italiano ha vissuto. Ma sono problemi che con una presenza continua di un dibattito formativo potrebbero anche essere arginati con un effetto immediato identificato con la consapevolezza generale (e senza intoppi) che nel vaccino c’è la via per una soluzione. Quest’ultima da intendere come un qualcosa inerente alla salute e al benessere collettivo, ma intesa anche come risposta ad un’imposizione coercitiva e anomala com’è stata quella adoperata nella logica del Green Pass.

Maurilio Ginex

 

Bibliografia:
– W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1981.

– J. J. Rousseau, Il contratto sociale, Einaudi, Torino, 1994.


 

[1] W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1981, p. 8.

[2] J.J. Rousseau, Il contratto sociale, Einaudi, Torino, 1994, p. 23.

[3] J.J. Rousseau, Il contratto…, p. 23.

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