Società, realtà ed illusione: osservazioni sul mondo di oggi.



1.1 Il delitto perfetto di Baudrillard: un tema ancora efficace?

Il mondo in cui viviamo è iperconnesso. Le relazioni sociali e la comunicazione sono aspetti, della nostra società, che si articolano con molta più facilità in rete. Nelle nostre vite la dimensione del web ha più potere di ogni altra cosa. Questo non significa parlare di egemonia del web di fronte ai vari aspetti della realtà, ma significa asserire che esso riveste un ruolo determinante nella costruzione dell’identità dell’individuo. Questa sede non è un luogo in cui si parlerà della realtà come un qualcosa in cui l’uomo non si rivede più, per colpa di una pervasività da delegare alla tecnologia. Il tema che si vorrà affrontare è quello che riguarda il rapporto tra l’uomo e la sua società, un rapporto che – per alimentare la personalità dell’individuo – si serve della dimensione del web. Quest’ultimo ha il potere di creare modelli che generano visione della realtà e del mondo su cui produrre tipologie di comportamenti. L’esistenza di piattaforme come Facebook o Instagram, oltre che facilitare la comunicazione nel modo (dato positivo), produce anche la possibilità di creare identità. Nel 1994, Jean Baudrillard, accademico francese e di formazione tedesca, scrive un testo profetico, il cui valore gioca un ruolo anche nel nostro oggi: “Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”. Un testo di fronte al quale, se richiamiamo in causa una certa dimensione profetica, soffermandoci sul sottotitolo, possiamo subito comprendere quanto una certa profezia abbia avuto modo di avverarsi. L’autore delinea la fisionomia di tale delitto ai danni della realtà con queste parole:

“Il delitto perfetto consiste in una realizzazione incondizionata del mondo attraverso l’attualizzazione di tutti i dati, mediante la trasformazione di tutti i nostri atti e di tutti gli eventi di pura informazione. Insomma: la soluzione finale, la risoluzione anticipata del mondo tramite la clonazione della realtà e lo sterminio del reale col suo doppio”.

Viene chiamata in causa la clonazione della realtà attraverso uno sterminio che ne viene attuato. Parole durissime, ma brutalmente efficaci. Se ai tempi della genesi del testo, Baudrillard, vedeva nella televisione il nemico di una realtà che si andava conformando sempre di più verso i suoi dettami, oggi, è ancora più lampante questa macchinazione ai danni della realtà. Parallelamente alla televisione, veicolo assoluto della comunicazione e della normalizzazione di modelli da seguire, vi è il web in cui si chiarificano dati e segni identificativi del modo di pensare attuale. La società struttura le modalità di accesso ai modelli da seguire attraverso una comunicazione che arriva in fondo ai desideri dell’individuo, manipolandoli e veicolandoli verso di sé. Se la società, comunicando attraverso “l’altrove”, inteso come un insieme di televisione e internet, pensa al posto dell’individuo, quest’ultimo che ruolo gioca? Questo inconsapevolmente non produce una critica nei confronti della realtà ed è qui che subentra la mancanza di una capacità di discernimento che possa gestire, in maniera adeguata, le necessità e le priorità. Se sul modello prodotto viene creata una visione della realtà in cui è richiamato in causa l’ultimo dispositivo della Samsung o l’ultimo veicolo dell’Audi, probabilmente, chi non rientra in quella visione diventerà sicuramente un out sider. Quest’ultimo rappresenta un piccolo esempio di un’ipotetica dinamica. Ciò che qui si cerca di evidenziare risiede nella pervasività di una società che, servendosi della dimensione del web, genera individui assoggettati ad essa con un’efficacia centuplicata rispetto al solo agire della televisione. I modelli o le priorità vengono decise al posto dell’individuo. Ciò che mangi te lo suggerisce la televisione con la sua arma di distruzione di massa che è la pubblicità, ciò che pensi ti viene indotto attraverso i testi più venduti e maggiormente esposti nelle librerie, ciò che ti convinci di sapere è ciò che assumi soltanto in virtù di rapporto superficiale con i fatti che nel mondo accadono. Tutte dinamiche che, di certo, non sono una novità, ma che nel susseguirsi dei tempi e nello sviluppo della società tendono ad un continuo progredire. Per dirla nuovamente con le parole di Braudillard: “[…] vale a dire, per il fatto che non siamo più noi a prevalere sul mondo, ma è il mondo a prevalere su di noi. Non siamo più noi a pensare l’oggetto, è l’oggetto che ci pensa. Vivevamo sotto il segno dell’oggetto perduto, ormai è l’oggetto che ci perde”. Il delitto perfetto ai danni della realtà non è soltanto compiuto per come lo aveva esposto Baudrillard, ma è anche in continua evoluzione. Progredisce l’irrealtà, fatta di una comunicazione manipolatrice, che agisce attraverso il web e l’interattivo, allontanando sempre di più l’individuo dalla realtà. Quest’ultima unica fonte di verità ed unica forma di esperienza del vissuto concreto.

1.2 Forme di communitas nel mondo dell’omologazione

Gli aspetti affrontati hanno messo in risalto come l’uomo in fondo non è propriamente libero. Tutto viene permeato da un occhio che osserva ma che allo stesso tempo ha il potere di manipolare l’agire umano, conformandolo a dei modelli proposti e promossi come ideali. Il richiamo dell’out sider, in quanto individuo che non si omologa, evidenzia un altro aspetto che caratterizza il nostro modo di pensare e lo rende pericoloso. La società si struttura secondo cosiddette communitas, cioè realtà chiuse in cui gli individui sono accomunati da una stessa appartenenza. Quest’ultima può variare dalla credenza religiosa che accomuna nel sacro gli individui, passando per i ghetti che tendono a rendere uguali – sotto un unico profilo – i loro abitanti, fino a giungere a forme meno “ritualizzate” che possono essere gruppi di ragazzi accomunati da uno stesso modo di vestire. I modelli che vengono rappresentati hanno anche il potere di manipolare, sotto mentite spoglie, il discernimento degli individui, portando quest’ultimi ad uno stato di accettazione di ciò che viene posto come ideale. Sulla dialettica uomo – prodotto si strutturano queste tipologie di communitas che vogliamo chiamare in causa. Si fa parte di un gruppo se si posseggono e si accettano le categorie che lo identificano: da una macchina, ad un cellulare, fino ad arrivare ad un certo canone di bellezza. Si parla, dunque, di una politica dell’illusione su cui si sviluppa un concetto sbagliato di identità. Un’identità fittizia prodotta da modelli scelti a partire da una dimensione esterna al sé critico ed individuale. Per dirla con Freud: “[…] è conforme all’orientamento della nostra evoluzione che la coercizione esterna venga a poco a poco interiorizzata, poiché una particolare istanza psichica, il Super-io dell’uomo, lo assume tra i suoi imperativi”. Ciò che si vuole evidenziare attraverso le parole dello psicanalista risiede nel fatto che l’illusione – prodotta da un sistema che manipola attraverso modelli prestabiliti – si dipana a partire dal fatto che inconsapevolmente l’individuo giunge ad accettare ciò che viene proposto come consono. Quel potere che genera individui assoggettati, dall’amaro sapore foucaultiano, si concretizza attraverso un’illusione di realtà. La nevrosi, intesa come stato psichico generato da una mancanza del soddisfacimento nel proprio oggetto di riferimento, diventa la conseguenza di una mancata omologazione. Per tali motivazioni abbiamo parlato di communitas rapportata ai nostri tempi, poiché si tratta di un aspetto pericoloso che come abbiamo notato tende più alla separazione che all’aggregazione.

1.3 Massa e influencer

Aver delineato come la realtà abbia subito un omicidio ci è servito per comprendere come l’individuo sia soggetto a modelli esterni e non interni ad esso. Aver compreso come, in base ai modelli posti come unici, si creino delle forme di communitas ci è servito per capire che la nostra società tende alla separazione e all’omologazione. Tutti aspetti conosciuti e collaudati, ma che riescono continuamente a progredire. I modelli su cui si basa l’identità, che siano materiali o ideologici, tendono a produrre una massa omogenea. Tale massa, per dirla con Elias Canetti:
“[…] ha bisogno di una direzione. Essa è in movimento, e muove verso qualcosa. La direzione comune a tutti gli appartenenti rinforza la sensazione di eguaglianza. Una meta, che sta al di fuori di ogni individuo e diventa la stessa per tutti, spinge di sotterra le mete private, dissimili, che sarebbero la morte della massa.”
I modelli di cui parliamo, che vengono reiterati a livello globale attraverso il potere della comunicazione nel web, producono una direzione univoca per cui gli individui si sentono accomunati nell’omologazione. Attraverso questo schema viene fuori la communitas a cui facciamo riferimento. Uno spazio relazionale chiuso ed ermetico, in cui condividere l’appartenenza verso uno specifico modello. In questo modo si chiarifica l’unidirezionalità della massa delineata da Canetti. Una meta da raggiungere che risiede nella condivisione di un’appartenenza ad un qualcosa. La massa si omogenizza in questo senso, producendo individui che tendono ad emulare piuttosto che ragionare criticamente. È proprio su questo punto di vista che il social (o il web in generale) riesce a cambiare il modo di pensare degli individui. Su questo punto di vista, l’esempio che rende maggiormente il significato del ragionamento condotto, risiede in quelle figure che oggi vengono chiamate influencer. A proposito di quest’ultime si parla di soggetti che, di fronte ad una videocamera connessa iper-connessa con il globo, generano modi pensare attraverso la loro opinione su cose che costituiscono la realtà: l’ultimo cellulare in uscita, l’ultimo mascara per donne alla moda, l’ultima macchina super accessoriata, l’ultimo fatto scandaloso accaduto di fronte ad una Tv Nazionale. Sono solo alcuni aspetti toccati dalla figura dell’influencer, ma sono comunque esempi che possono mettere in risalto come l’omologazione sia un aspetto inconscio della “personalità” del mondo che viviamo oggi. La massa, teorizzata da Canetti, che si muove verso quell’unica direzione, incontra il delitto perfetto, che Baudrillard aveva profetizzato e teorizzato ai danni della concreta realtà.
Dunque, la nevrosi, potrebbe anche essere un effetto di quella mancata omologazione verso un modello normalizzato dalla nostra società?

Bibliografia:

Baudrillard J., Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaele Cortina Editore, Milano, 1996
Canetti E., Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981.
Freud S., Il disagio della civiltà, Bollati Boringhieri, Torino, 1971.
Turner V., Il processo rituale, Morcelliana, Brescia, 1972.

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