La storia di Yesmoke e la sfida alle lobby del tabacco



L’avventura dei fratelli Messina Carlo e Gianpaolo, nacque agli inizi degli anni duemila tramite la vendita di sigarette per corrispondenza sul loro sito Yesmoke.com in tutto il mondo, a prezzi molto concorrenziali rispetto agli operatori tradizionali. Le sigarette provenivano da un porto franco in Svizzera, venivano spedite esentasse in tutto il mondo, e conquistarono rapidamente una notevole fetta di mercato. Ogni giorno migliaia di persone compravano stecche di Marlboro, Camel e Lucky Strike online a un prezzo stracciato. Ben presto i due fratelli arrivarono a fatturare 100 milioni di dollari l’anno e sembrava avessero creato un sistema di business innovativo e legale.

Come affermato da loro, “Le compravamo a container e poi le rivendevamo spedendo una stecca alla volta. Il primo container lo abbiamo pagato 50 milioni di lire. Di sigarette, allora, ne sapevamo quanto te, googlavamo “cigarette trading” su Internet. Poi trovi le società specializzate, cominci a scrivere email, fare domande stupide, un poco alla volta capisci come funziona, finché un giorno non vai a far visita a una di queste società. La nostra idea era quella di risparmiare sulle tasse doganali. Alcuni Paesi te le facevano pagare, per esempio in Canada uno pagava le tasse al postino, ma risparmiava comunque rispetto al tabaccaio; in Inghilterra invece avrebbe pagato di più, quindi là abbiamo lasciato perdere. In America non le chiedevano proprio, non si sa perché. Le dogane svizzere sollecitavano, ma loro non hanno mai chiesto le tasse. Poi succede che nel 2005 inauguriamo la nostra fabbrica di Yesmoke in Svizzera, le mettiamo online e vendono più delle Marlboro. Quando il primo carico atterra a New York, trova la polizia ad attenderlo. Una coincidenza? Comunque, meglio così, ci saremmo sputtanati per sempre. Quelle sigarette facevano schifo, usavamo macchine di seconda mano, per farle.”

Tutto funzionò alla perfezione fino a quando la multinazionale del tabacco Philip Morris decise di fare loro causa per 550 milioni di dollari. “Ricordati che Philip Morris non ti perdonerà nulla”, disse il Presidente della multinazionale a Gianpaolo Messina intimando i due fratelli ad interrompere la vendita di sigarette. “Philip Morris ci faceva la guerra”, raccontano, “perché le Marlboro che vendevamo online negli Usa non erano destinate ai fumatori americani. Erano prodotte in Europa, avevano un sapore diverso.”

Inizialmente quindi, i due fratelli ignorarono la causa, non risarcendo mai la Philip Morris, anzi, continuarono a soddisfare le richieste dei loro clienti fino a quando nel 2005 la Philip Morris riuscì a fermare il loro business grazie all’azione del Governo americano che dichiarò il contrabbando di sigarette bloccando con una incursione degli agenti all’aeroporto J.F. Kennedy di New York il Boeing 757 cargo proveniente dalla Svizzera, e confiscando 150.000 stecche di sigarette destinate alla distribuzione negli Stati Uniti, dove Yesmoke aveva la maggior parte dei suoi clienti. Il loro modo di fare non piacque neanche allo Stato italiano e i due si ritrovarono a lottare contro un sistema; decisero quindi di “fare la guerra” anche allo Stato, citandolo in giudizio.

Infatti, i fratelli Messina dopo aver visitato un’ex manifattura di tabacco, decisero di investire gli utili della loro attività a Settimo Torinese ripristinando lo stabilimento per la produzione di sigarette. La nuova azienda si affiancò alle uniche due rimaste in Italia (la storica Manifattura Tabacchi di Chiaravalle e la manifattura del sigaro toscano-Cava dei Tirreni), dopo la svendita, la privatizzazione e lo smembramento della Manifattura Italiani Tabacchi da parte del Governo italiano.

L’ascesa del marchio “Yesmoke” è caratterizzato da una battaglia per l’abolizione del prezzo minimo dei pacchetti e, più in generale, da una politica commerciale aggressiva nei confronti dei grandi marchi esteri di sigarette, ma questa loro sfida incontra anche varie difficoltà dal punto di vista burocratico e regolamentare presenti in Italia per l’ingresso in questo settore economico.

Particolare rilievo assumono nella loro vicenda, la vittoria legale, ottenuta in sede europea, a seguito del ricorso alla Corte di Giustizia Europea sul “prezzo minimo” dei pacchetti di sigarette, in vigore fino al 2012. La norma sanciva che il prezzo delle sigarette non poteva scendere sotto una certa soglia; tradotto: non si poteva fare concorrenza al ribasso sotto un certo limite, come invece la Yesmoke intendeva fare, per farsi spazio nel mercato. Nonostante la vittoria ottenuta in sede europea, lo Stato italiano decise di aumentare le accise sulle sigarette a basso costo, determinando un livellamento del prezzo di tutti i tabacchi, per cui la Yesmoke decise allora di abbassare ulteriormente il prezzo di vendita delle sigarette andando in perdita pur di sottrarre clienti alle multinazionali.

Ampio spazio ha anche il sequestro dello stabilimento da parte delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, carabinieri e agenti della Digos nel dicembre 2011, per mettere i sigilli al cancello dell’azienda a garanzia del versamento di una fideiussione di 2,5 milioni di euro a copertura delle imposte potenzialmente dovute sulla merce in magazzino e la rottura dei sigilli ad opera dei due protagonisti che intendevano a tutti costi proseguire il loro progetto.

Pensavano di poter creare l’unica azienda italiana capace di competere con le Big tobacco, le multinazionali delle sigarette. Avevano sfidato lo Stato e i Monopoli con acquiescenza delle Poste Svizzere, dell’Agenzia Italiana delle Dogane.

I fratelli Messina hanno 36 cause in sospeso. Lo stabilimento di Settimo Torinese venne posto sotto sequestro giudiziario il 27 novembre 2014 nell’ambito di un’inchiesta per contrabbando coordinata dalla Procura di Torino e da quella di Francoforte sull’Oder. Il provvedimento non comportò l’interruzione della produzione perché i magistrati competenti considerarono che, anche se gli addebiti verso i titolari si fossero rivelati fondati, buona parte della produzione dello stabilimento era comunque destinata a canali di vendita leciti.

La vicenda si chiuse alla fine del 2014 con l’arresto dei fratelli Messina per evasione fiscale e con la contemporanea messa in stato d’accusa da parte della magistratura americana per concorrenza sleale, associazione a delinquere finalizzata al contrabbando e falso documentale. Oggi i fratelli Carlo e Giampaolo Messina, insieme ad altri cinque tra funzionari e dipendenti della loro Yesmoke, sono stati condannati; lo ha stabilito la quarta sezione penale del Tribunale di Torino dopo un processo durato quasi due anni. Carlo Messina, amministratore insieme al fratello maggiore Giampaolo, è stato ritenuto l’ideatore del meccanismo ed è stato condannato a sei anni di carcere. Più lieve invece la pena del fratello: due anni e sette mesi, perché ritenuto mero partecipante dell’organizzazione. Il tribunale ha anche ordinato confische per più di 155 milioni di euro nei confronti dei fratelli e ha deciso che gli imputati dovranno risarcire provvisionali immediatamente esecutive (risarcimenti per i quali non è necessario aspettare l’esito di un processo civile) per un valore di circa 120 milioni di euro all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e poco più di 36 milioni all’Agenzia delle Entrate.

Nel 2018 la proprietà del marchio Yesmoke è stata trasferita alla Swiss Merchant Corporation SA di Lugano. Lo stabilimento è stato acquistato dal Tribunale fallimentare dalla banca d’investimenti svizzera Swiss Merchant Corporation tramite la Newsco Tuxedo Srl.

La realtà descritta è un mondo fatto di favoritismi, corruzione, evasione fiscale, mancanza di controlli sulla qualità e sugli ingredienti delle sigarette e che trova spesso governi e multinazionali in perfetta armonia tra loro. Del resto i governi difficilmente possono fare a meno delle enormi entrate fiscali che questo settore garantisce loro.

Il caso dei Fratelli Messina mostra il loro modo di pensare e di porsi di fronte alle regole ed è paradigmatica di un certo modo di fare oggi business. Un business spesso non curante delle conseguenze e della correttezza, cosa che ritroviamo in molti altri settori, non solo nel tabacco, e che a ben guardare è stato la causa della stessa crisi bancaria di cui oggi subiamo le conseguenze. In questo mondo si opera in regime di opportunità più che di legalità. I due fratelli parrebbero rappresentare un’estremizzazione del capitalismo, cioè il voler fare impresa più che profitto. La forza che li muove è l’avventura, il correre sempre e non fermarsi mai, il profitto non è visto come un fine, ma come un metro di giudizio in una gara molto più importante: fare qualcosa di grande, lasciare un segno nella storia, essere ricordati.

La vicenda dei due fratelli Messina è stata trasposta nel film documentario SmoKings diretto da Michele Fornasero che ha avuto grande successo. «Come tutte le persone hanno i loro lati chiari e i lati scuri», afferma Fornasero, «Magari hanno violato le leggi, altre volte erano le leggi a essere sbagliate». La differenza è che «le multinazionali del tabacco quando una legge non gli piace se la fanno cambiare».

La Swiss Merchant Corporation SA di Lugano possiede il marchio Yesmoke, inoltre, attualmente nella fabbrica di Settimo Torinese sono prodotte delle sigarette dal nome “BASE”, e vendute ad un prezzo molto competitivo, siamo sicuri che la vicenda in questione, sia realmente e definitivamente conclusa?

 

Alberta Limblici

 

Sitografia:

 

 

 

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