#RadioAut – Decreto-legge “Cura Italia”: in arrivo 25 miliardi di euro per affrontare l’emergenza Coronavirus.


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Dal 18 marzo 2020 è entrato in vigore il D.l. recante “misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

L’epidemia Covid-19, oltre ad essere stata dichiarata pandemia globale dall’OMS, è stata altresì riconosciuta formalmente dalla Commissione UE come “evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia” degli Stati membri, ai sensi dell’art. 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Tale articolo prevede, nel contesto del Mercato interno europeo, la possibilità di elargire aiuti di Stato per ovviare ai danni arrecati da tali eventi eccezionali.

L’obiettivo del decreto legge, infatti, è quello di reperire le risorse per assicurare la liquidità necessaria all’attuazione degli aiuti previsti. A tal fine, il Governo ha autorizzato l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 25.000 milioni di euro per tutto il 2020. Vista l’entità dell’indebitamento, sarebbe pacifico definire tale decreto una vera e propria manovra economica.

Dall’analisi del decreto emergono importanti novità circa l’istituzione di fondi monetari ad hoc, nonché deroghe normative e numerose semplificazioni burocratiche, che si sono rese indispensabili per affrontare tempestivamente la grave emergenza causata dal nuovo Coronavirus.

É importante sottolineare che alcune di queste misure saranno efficaci solo per un periodo di tempo limitato; altre, invece, resteranno all’interno del nostro ordinamento in via definitiva.

Considerata la lunghezza del testo in esame, in questo articolo ci siamo limitati a citare alcune tra le misure adottate in quei settori che riteniamo possano essere di maggior interesse per i nostri lettori e che hanno ottenuto più fondi: sanità, lavoro e istruzione.

Partiamo da quello più cruciale:

LA SANITÁ

Al fine di fronteggiare l’eccezionale carenza di personale medico, le strutture private metteranno a disposizione il personale sanitario in servizio, nonché i locali e le apparecchiature. Su proposta del Dipartimento di Protezione civile, il Prefetto potrà provvedere alla requisizione in uso o in proprietà (a fronte di un indennizzo), di presidi sanitari e beni mobili per le esigenze delle strutture sanitarie e per aumentare la capacità dei posti letto. Tale misura sarà valida fino a luglio 2020 (salvo eventuali proroghe).

Nel panorama europeo, l’Italia, insieme a Portogallo e Spagna, è tra i primi Paesi ad aver preso una misura così drastica, motivo per cui tale misura va salutata favorevolmente.

Un’altra importante deroga (seppur temporanea) è quella relativa alla legislazione in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie, per i titoli ottenuti fuori dall’Italia (ma all’interno dell’UE). Un argomento scottante nel diritto dell’Unione europea, con un lungo percorso giurisprudenziale, che richiede tuttora un aggiornamento adeguato. L’interesse è quello di superare l’approccio settoriale ed indirizzarsi verso un’armonizzazione (totale) dei regimi di riconoscimento di tutte le qualifiche ottenute all’interno dei Paesi membri. Attualmente, i meccanismi di riconoscimento continuano ad essere fortemente limitati dalle autorità amministrative nazionali, a danno sia del buon funzionamento del mercato interno sia dei cittadini europei.

A tal proposito, è utile citare un’altra novità che riguarda l’abilitazione alla professione medica. Grazie a questo decreto, la laurea in Medicina diventa abilitante, andando di fatto ad eliminare l’esame di stato in maniera definitiva, come peraltro accade già in numerosi Stati membri.

Per fronteggiare l’insufficienza dei dispositivi di protezione individuali (DPI) verranno versati contributi a fondo perduto alle imprese produttrici. Su questo punto è importante ricordare che in Italia esiste soltanto un’impresa accreditata dall’Istituto Superiore di Sanità per la produzione di mascherine chirurgiche. Per tale motivo, all’art. 15 del decreto, è stata inserita una deroga che consente ad altre imprese (non accreditate) di produrre mascherine chirurgiche, inviando all’ISS un’autocertificazione nella quale le stesse dichiareranno la conformità delle suddette mascherine alla legislazione vigente. Inoltre, i lavoratori impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, potranno utilizzare le mascherine filtranti anche se prive del marchio CE.

 

IL LAVORO

I lavori per la creazione di strutture sanitarie temporanee potranno essere iniziati contestualmente alla presentazione della denunzia di inizio di attività (DIA) presso il comune competente. Questa mossa rappresenta un’importante semplificazione burocratica all’interno della nostra Pubblica Amministrazione.

Per i lavoratori appartenenti alla categoria del settore sanitario e del comparto sicurezza e soccorso, verrà concesso un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting per l’assistenza e la sorveglianza dei figli minori fino a 12 anni di età pari a 1000 euro.

Ai lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), il cui reddito annuale non sia superiore a 40 mila euro, verrà concesso un premio pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro (nel solo mese di marzo), che non verrà tassato ai fini IRPEF (cd. fuori busta).

Vi sarà poi un aumento di 12 giorni ex legge 104/1992, valido per i mesi di marzo e di aprile 2020, ed il periodo in quarantena con sorveglianza attiva sarà equiparato alla malattia.

Ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 sarà riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.

Ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore della presente disposizione, sarà riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro.

Le Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale avranno una proroga del termine (ottobre 2020) per l’adeguamento alla nuova disciplina del Codice del 3° settore.

Saranno sospesi fino al 18 maggio gli obblighi connessi alla fruizione del reddito di cittadinanza, i relativi termini previsti per i percettori di NASPI e di DISCOLL (gli assegni di disoccupazione dell’INPS), oltre che le procedure di avviamento a selezione, nonché i termini per le convocazioni da parte dei Centri per l’impiego per l’orientamento lavorativo.

Infine, è stato istituito un Fondo da 300 milioni di euro, denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza”, volto a garantire il riconoscimento a tutti i lavoratori dipendenti e autonomi, compresi i professionisti, che hanno cessato, ridotto o sospeso attività in conseguenza di emergenza epidemiologica, di una indennità. I Ministri del Lavoro e dell’Economia decideranno entra 30 giorni quali saranno i requisiti per ottenerla.

Per gli operatori dei settori dello spettacolo, cinema e audiovisivo, ivi inclusi artisti, autori, interpreti ed esecutori è stato istituito un “Fondo emergenze” da 130 milioni oltre che la destinazione del 10% degli incassi ottenuti dalla SIAE nel corso del 2019. Sarà previsto anche un rimborso per sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, e di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura. I soggetti acquirenti potranno presentare, entro trenta giorni a partire da oggi, apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. Il venditore provvederà all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.

 

L’ISTRUZIONE

Verranno istituiti due fondi:

un fondo rivolto alle università, denominato “Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca” con una dotazione pari a 50 milioni di euro (il MIUR individuerà i criteri di riparto e di utilizzazione delle risorse); un altro denominato Fondo per l’innovazione digitale e la didattica laboratoriale”, per consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza anche mettendo a disposizione degli studenti dispositivi digitali individuali per la relativa fruizione, ovvero per potenziare gli strumenti digitali già in uso, con la speranza che ci sia una svolta nel processo di digitalizzazione delle scuole.

Infine, nel periodo di sospensione della frequenza delle attività didattiche disposta ai sensi del decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, le attività formative e di servizio agli studenti nonché le attività di verifica dell’apprendimento svolte o erogate con modalità a distanza saranno computate ai fini dell’assolvimento dei compiti di cui all’articolo 6 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

Per concludere, questa manovra, se paragonata ai 500 miliardi di dollari previsti da Trump o ai 350 della Merkel, potrebbe risultare a prima vista insufficiente. Tuttavia, per fare un paragone corretto, dovrebbero essere presi in considerazione tanti fattori, tra cui i diversi valori del PIL tra gli Stati e, soprattutto, le stesse modalità di elargizione dei fondi attraverso le quali i governi decideranno di suddividere le concessioni (rimborsi in conto capitale, prestiti, garanzie di credito, detrazioni fiscali ecc.), oltre che gli interventi degli organismi finanziari internazionali e nazionali (la CONSOB, ad esempio, ha vietato l’apertura di ogni nuova forma di operazione speculativa ribassista su qualsiasi tipologia di strumento negoziato sul listino di Borsa Italiana).

Su questo punto, il Presidente Conte ha dichiarato che, grazie a quest’ultimo decreto, in Italia si attiverà un flusso totale di 350 miliardi di euro. L’Italia ha fatto un primo passo importante, e la stessa O.M.S. ci ha riconosciuto come “un modello da seguire in Europa”. Ci auspichiamo che Bruxelles, oltre a studiare le misure per contrastare la crisi del settore aereo e la chiusura dei confini Schengen, cominci a gestire in modo deciso la crisi, per evitare che tutta l’Unione europea cada in recessione, finendo così per dare maggior credito alle previsioni del Premier Boris Johnson.

Francesco Russo

Vice Direttore Area Ricerca

Capo Team Diritto ed Economia

 

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