#RadioAut- La tragedia di Luca Sacchi: Il controverso rapporto tra educazione e crimine in Italia


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Mercoledì 23 ottobre, a Roma, è avvenuto un evento di forte rilievo: l’omicidio del giovane romano Luca Sacchi. Luca è stato freddato con un colpo di pistola alla testa. Ma l’altro Luca, che teneva in mano l’arma e di cognome fa Del Grosso, aveva dichiarato a un amico: “Non era mia intenzione ucciderlo. L’ho colpito alla testa per il rinculo“.

Dalla ricostruzione delle indagini effettuate dal giudice per le indagini preliminari di Roma, Corrado Cappiello, sembra si fosse trattato di un tentativo di rapina cui il ragazzo si era sottratto; ciò avrebbe innescato, nei due ragazzi ritenuti colpevoli dell’omicidio, l’istinto di tirar fuori una pistola e, senza pensarci troppo, di sparare. Un caso piuttosto insolito, se non altro pieno di interrogativi. Con quanta semplicità due ventunenni possedevano, ed andavano in giro, con un’arma da fuoco? Una maggiore sicurezza da parte delle autorità statali avrebbe potuto salvare Luca?

Luca Pirino e Valerio Del Grosso, i ragazzi attualmente in custodia cautelare, erano nomi già noti ai carabinieri per reati come spaccio di droga e percosse. Lo stupore da parte dei vicini, per la deriva di questi ragazzi apparentemente tranquilli, è indicativo di diversi fattori. Si inizia dal primo, probabilmente il più importante, quello socio-psicologico. Dai fatti avvenuti, è lecito dedurre che bisogna accentuare l’azione degli elementi educativi della società: la famiglia in primis, seguita dalla scuola e infine dallo spazio in cui questi ragazzi vivono e svolgono le loro attività. Maggiore attenzione andrebbe dedicata proprio verso quest’ultimo, in quanto lo spazio non solo viene inteso come l’ambiente fisico in cui si vive, ma anche come quello in cui vengono ricomprese le circostanze che possono influenzare il carattere e l’atteggiamento della persona.

Tutto ciò stupisce, a maggior ragione, in virtù del fatto che al giorno d’oggi si parla molto dell’importanza di effettuare “sani investimenti” sulla società giovanile e meno di approfondire l’attenzione sull’ambiente che i giovani vivono nel loro quotidiano, per quanto sia fondamentale e precipuo alla creazione di sani principi e di obiettivi da raggiungere.

Molto spesso i giovani si percepiscono scoraggiati nelle loro idee, lontani dai loro obiettivi, sprovvisti di una figura che faccia loro da guida. Ed è proprio quando loro non urlano, che in realtà necessitano di un serio intervento da parte di quei punti fermi ora citati: famiglia, scuola, autorità.

Sarebbe troppo semplice, o semplicistico, asserire che i giovani rappresentano il futuro, che sono forieri del progresso e dell’innovazione, senza pensare che la società che loro presentiamo, spesso e volentieri, non rispecchia quelli che sono i valori fondamentali per la loro crescita e il loro sviluppo. Impegnarsi per migliorarla di giorno in giorno rappresenterebbe un grande passo in avanti per garantire una sana crescita ai nostri ragazzi. La famiglia e la scuola, nel giocare questo ruolo, sono fondamentali. Tuttavia, altrettanto spesso, si nascondono delle insidie particolarmente difficili da intercettare in quel restante tempo che i giovani non trascorrono a casa o a scuola. La maggior parte dei ragazzi si ritrova oggi in una società in cui ci si abitua a credere che l’unico modo per divertirsi sia quello delle uscite con gli amici fatte dal consumo di erba, alcolici e all’insegna della guida spericolata, oscurando così dalla loro vista le vere bellezze che può regalare la vita.

Che ruolo ha, in questo scenario apocalittico, lo Stato? La figura rassicurante dello Stato, quello che una volta era il Grande Leviatano, dovrebbe forse dare maggiore importanza ad altri valori; allo sport, per esempio, o allo scambio culturale, alle attività ricreative e artistiche. Dovrebbe da un lato occupare il tempo libero dei giovani in maniera costruttiva e, dall’altro, lavorando in parallelo, restituire alla società maggiore sicurezza. Un esempio di scarso controllo lo si può riscontrare anche nella presenza delle baby gang, un fenomeno in forte espansione in Italia, soprattutto nelle regioni del centro-nord. In presenza di questo fenomeno si aprono dei sipari molto degradanti: spesso i cittadini nutrono il timore di uscire di casa a certi orari del giorno e/o della sera, si teme di far uscire i propri figli senza che siano accompagnati. Si vengono così a creare delle situazioni nono soltanto scomode per le famiglie, ma madri di quello che è il cosiddetto panico generalizzato. Un intervento deciso da parte dello Stato, allora, sarebbe sicuramente utile intanto per innalzare il livello culturale, sfruttando gli strumenti della ricerca e dell’innovazione, creando nuovi interessi per i giovani,  rendendoli socialmente utili, ed infine dando spazio alle loro idee. In questo momento storico, le notizie che riguardano la battaglia di una ragazza che sta effettivamente cambiando la nostra visione del mondo dal punto di vista ambientale, sono all’ordine del giorno. E’ il caso di Greta Thumberg, un’attivista svedese impegnata nella nobile causa dello sviluppo sostenibile e nella promozione di diverse azioni ambientali contro il cambiamento climatico. Greta, che da sola ha portato avanti una vera e propria rivoluzione sociale, coinvolgendo successivamente anche i suoi coetanei, è nota per le manifestazioni davanti il Riksdag di Stoccolma sotto lo slogan “Sciopero scolastico per il clima”. Questo è un chiaro esempio di grande coinvolgimento e di sensibilizzazione per i giovani del presente e del futuro. Forse, oggigiorno, basterebbe incoraggiare interessi comuni di questo tipo per essere più solidali e per dar loro la speranza di un futuro migliore.

Certamente, all’insegna di droga, rapine e violenze, come ci insegnano i giovani Pirino e Del Grosso, non c’è futuro. Forse una “Terza Via” potrebbe essere quella della Fede: credere in Dio, partecipare alle messe liturgiche, potrebbe giovare a questi ragazzi nella ricerca di una guida. Provare a vedere nel pastore delle anime una figura familiare che non si ha avuto, così come l’incontro con nuove persone in contesti diversi da quelli abituali, può rappresentare un modo per aprirsi a nuovi modi di pensare. I percorsi messi a disposizione dalla società per non lasciarsi coinvolgere dai circoli viziosi sono numerosi, basterebbe soltanto mettere al servizio gli strumenti adatti ad intraprenderli.

“Non devi perdere fiducia nell’umanità. L’umanità è un oceano; se poche gocce dell’oceano sono sporche, l’oceano non diventa sporco.”

(Mahatma Gandhi)

Gianluca Crisanti

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