Il “Servo del Popolo”


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Il ballottaggio alle elezioni presidenziali ucraine del 21 aprile hanno definitivamente delineato il già chiaro esito del primo turno risalente al 31 marzo scorso. Il leader del partito “Servo del popolo”, Vlodymyr Zelenskyj, ha ottenuto infatti il 73% delle preferenze rispetto allo sfidante e presidente uscente Petro Poroshenko, aggiudicandosi così una schiacciante vittoria, e divenendo de factoil nuovo presidente dell’ex Repubblica sovietica.

Classe 1978, attore e comico, la parabola politica e cinematografica di Zelenskyj combacia perfettamente con quella che fu di Ronald Reagan. Entrambi attori “popolari” (e populisti): uno fece fortuna con le pubblicità, l’altro ha interpretato un comune cittadino che per caso diviene presidente dell’Ucraina, dando l’idea implicita di un deja-vù. Entrambi politicamente conservatori ma a tratti anche progressisti. Ronald Reagan prese le redini di un America allo sfacelo, dopo 4 anni di amministrazione Carter, con una crisi energetica alle spalle e un conflitto con l’Iran; mentre Vlodymyr Zelenskyj deve fare i conti con una guerra civile ad est nei pressi della regione del Donbass, una guerra che prevede l’annessione della Crimea a sud e che è causa di una crisi sociale ed economica che ha reso l’Ucraina il paese più povero all’interno del continente europeo. Ma l’Ucraina non è l’America ed indubbiamente Zelenskyj, il quale non ha ben specificato nel corso della sua campagna elettorale gli obiettivi da dover raggiungere in veste di leader di “Servo del popolo”, dovrà contemporaneamente contrastare la disoccupazione nazionale attestata al 9.9% (Gennaio 2019) e combattere l’alto tasso di corruzione presente soprattutto in seno alle istituzioni, in un paese dove, secondo le stime annuali di Freedom House, la democrazia arranca a fatica verso gli “standard” occidentali.

Tuttavia, dall’altra parte del confine, i Russi hanno accolto con estremo piacere l’elezione di Zelenskyj alla presidenza ucraina,  unico possibile interlocutore alla risoluzione della questione della Crimea e del Donbass per le sue note simpatie filorusse, oltreché per la sua totale contrapposizione e critica alla politica dell’uscente re del Cioccolato Poroshenko.

Lanuova ed imminente amministrazione strutturata da Zelenskyj, il cui nome è“Last but not leas”,  rappresenta una novità anche da un punto di vista socio-religioso. Lui e l’attuale presidente del consiglio Vlodymyr Groysman, formeranno  l’unico esecutivo composto da rappresentanti di religione ebraica, al di fuori dello Stato di Israele. Un unicum nella storia politica Ucraina (ed europea), dove quasi l’1% della popolazione è di origini ebraiche e dove purtroppo si manifestano in maniera crescente e progressiva gravi atti di antisemitismo.

“Tutto è possibile” parafrasando le parole al discorso della vittoria rivolte agli altri paesi del CSI.

Tutto è possibile è vero. Ma sempre se lo vuole anche la Russia.

Emanuele Pipitone

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