Si rafforza l’intesa Usa-Israele contro l’Iran



L’accordo sul nucleare iraniano del 2015 è stato uno dei maggiori successi di Obama insieme all’apertura del dialogo con Cuba. Nonostante la sciagurata guerra contro la Libia del 2011 e le tensioni con la Russia, diversi studiosi hanno visto accenni di realismo nella politica estera della seconda amministrazione Obama: in effetti l’accordo con l’Iran è stato un lampo di luce dopo decenni di disastri mediorientali. Donald Trump, che in campagna elettorale ha unito una retorica neocon ad affermazioni che lasciavano sottintendere un possibile approccio realista, si è in fondo mostrato coerente con le sue dichiarazioni rassicuranti verso Israele (Netanyahu e Obama erano ai ferri corti) ed ostili all’accordo raggiunto con l’Iran. L’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme si inserisce in questa direzione ed è una scelta dall’alto valore simbolico che porta con sé inevitabili e laceranti conseguenze geopolitiche.  La priorità anti-iraniana – mai nascosta da Trump – sta dunque segnando l’approccio statunitense al Medio Oriente. A pensarci bene le critiche di Trump (espresse durante la campagna elettorale) alla guerra del 2003 contro l’Iraq erano dovute anche  al fatto che è stato proprio l’Iran a trarre vantaggio dal cambio di regime a Baghdad, dove gli sciiti – che hanno preso il potere dopo la caduta di Saddam Hussein – rappresentano una sponda politica importante per Teheran.

Mentre in Estremo Oriente Trump e Kim Jong-un si scambiano insperati complimenti (evidentemente la deterrenza nucleare nordocreana ha sortito al momento gli effetti diplomatici desiderati), in Medio Oriente l’Iran viene nuovamente presentato come una potenza guerrafondaia e pericolosa. Israele – a cui gli Usa hanno dato sostanzialmente mano libera – ha intensificato i bombardamenti contro le postazioni iraniane in Siria. Peraltro pochi giorni fa si sono tenute le elezioni parlamentari in Libano che hanno visto un’affermazione delle forze vicine a Teheran. Ciò che preoccupa Israele è il rafforzamento di Hezbollah, formazione politica e militare libanese che è riuscita a tenere testa all’offensiva israeliana del 2006. Se a ciò aggiungiamo la sempre più solida intesa tra Arabia Saudita e Israele in ottica anti-iraniana, il caos siriano ‘tutti contro tutti’, la guerra saudita in Yemen, la questione curda, le aspirazioni territoriali turche e la questione palestinese, è evidente che il Medio Oriente si trova in una situazione geopolitica estremamente critica.

Mentre si sfaldano gli Stati post-coloniali (Siria, Iraq, Libia in primis), si disegnano le partite geopolitiche tra gli Stati realmente stabili della regione: l’Iran (che ha alle spalle un’eredità storica millenaria), Israele, principale potenza militare ed unica potenza nucleare della regione; l’Arabia Saudita – finché regge l’apparentemente sempiterna dinastia dei Saud – e la Turchia con le sue aspirazioni neo-ottomane e panislamiche. L’Egitto, altro Stato stabile della regione, dopo la parentesi della fratellanza musulmana non sembra intenzionato a sbilanciarsi troppo nelle alleanze regionali. Per sintetizzare: all’interno del mondo islamico la principale partita geopolitica (prima che religiosa) è quella che vede contrapposti iraniani e sauditi per l’egemonia nel Golfo. Israele ed Arabia Saudita si trovano, per ragioni diverse, dallo stesso lato della barricata.

Una riflessione a parte merita invece il ruolo della Russia: l’unica potenza che può realmente svolgere un ruolo di mediazione tra le parti. La Federazione Russa è in effetti l’unico attore geopolitico che parla praticamente con tutti: alleato di Damasco, partner tattico di Teheran in Siria ma anche in buoni rapporti con Israele (nonostante la divergente politica estera mediorientale); ha raggiunto un’intesa di massima con la Turchia ma dialoga con i curdi siriani, acerrimi nemici di Ankara; la Russia è inoltre un partner dell’Egitto, dialoga anche con i sauditi e prova a svolgere un ruolo di mediazione in Libia. Insomma, chi più ne ha più ne metta. Come ha scritto lo studioso Maxim A. Suchkov, “ […] And while the parties still seek to lure Moscow to their own camp, they are also discovering that Russia’s role as the only “go-to” entity for bilateral “matters of life and death” might just be beneficial for them all” [1].

Le motivazioni di tutto ciò? La Russia – al contrario di chi si trova arroccato oltre Atlantico – teme maggiormente le conseguenze disastrose dei conflitti mediorientali: il Caucaso è alle porte ed un’escalation bellica regionale in Medio Oriente potrebbe mettere in pericolo la stabilità stessa della Federazione. Mosca – come tutte le grandi potenze    ha delle priorità  strategiche che non coincidono necessariamente con quelle dei singoli attori chiamati in causa nelle contese regionali.

Che dire invece dell’Europa? L’Unione Europea ha soltanto da perdere (soprattutto in termini economici) dalla disdetta dell’accordo con Teheran. Ma d’altra parte l’Europa politica non esiste ed i recenti bombardamenti franco-britannici contro Damasco  non hanno fatto altro che peggiorare le relazioni con l’Iran. Di conseguenza, come ha fatto notare Alberto Negri, non è per nulla detto che l’Ue difenda in modo compatto l’accordo con l’Iran [2]. E l’Italia? Siamo un importante partner economico dell’Iran e le conseguenze della decisione statunitense ci toccheranno in prima persona. Come d’altra parte ci danneggiano le sanzioni contro la Russia a cui i nostri governi si sono accodati senza alcuna ragione.

Lo studioso Seyed Hossein Mousavian ha giustamente scritto che l’Iran è “an indispensable player that must be engaged to resolve regional crises, while seeking to ostracize and isolate Tehran will only exacerbate regional instability” [3]. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare non solo acuisce le tensioni regionali ma dà linfa anche ai falchi che a Teheran sono pronti ad attaccare il pragmatico Rouhani.

Federico La Mattina

Note

[1] https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/05/tensions-flare-israel-iran-russia-netanyahu-putin.html

[2] https://www.tempi.it/iran-accordo-nucleare-trump-pace-mondiale-italia

[3] https://www.foreignaffairs.com/articles/iran/2018-05-10/strategic-disaster-leaving-iran-deal?cid=int-fls&pgtype=hpg

 

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