Primo turno elezioni legislative francesi: la vittoria di Macron, ma senza legittimità. Il trionfo è dell’astensione.


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Il sistema elettorale francese è maggioritario a doppio turno. La popolazione viene divisa in 577 collegi uninominali, su base territoriale. Il candidato che vince al primo turno viene eletto deputato se ottiene la maggioranza assoluta dei voti, purché abbia ottenuto almeno il 25% dei voti degli elettori iscritti alle liste del collegio. Se nessuno conquista questo risultato, accedono al secondo turno i primi due classificati, oltre tutti quelli che hanno raggiunto almeno il 12,5% degli elettori del collegio.

Chi vince il secondo turno viene eletto deputato.

 

-Risultati consultazioni 11 giugno

La chiamata alle urne per il primo turno delle elezioni legislative francesi ci consegna un’ indiscutibile vittoria di Macron, il giovane neopresidente francese, leader di En Marche, che raggiunge il 32,9% garantendosi da 415 a 445 seggi su 577, il che assicura la maggioranza assoluta in parlamento (che scatta a 289); dopo aver già conquistato la vittoria alle presidenziali dello scorso maggio.

Brutto colpo invece per tutte le altre formazioni, che subiscono un forte calo di consensi, da destra a sinistra: Les Republicains di Fillon raggiunge il 21% che lo posiziona al secondo posto, prima del Front National (che alle presidenziali si era posizionato al secondo posto) che arriva soltanto al 13,2%.

Il partito di Mélenchon, France Insoumise, si attesta all’11%; il colpo peggiore lo subisce però il partito socialista che si attesta al 9,7%.

Appare evidente come la logica della grande coalizione di centro, a guida Macron, riuscendo a sottrarre voti sia alla destra storica, sia al partito socialista, si conferma come strategia vincente, il politologo Dominique Reynié la descrive come “un meccanismo politico stupefacente, che andrebbe brevettato”. Nemmeno De Gaulle aveva mai conquistato la maggioranza assoluta al primo turno.

Il ballottaggio di domenica 18 giugno deciderà la distribuzione precisa dei seggi in parlamento; appare chiaro però che a lottare per ottenere più seggi possibili saranno i secondi e terzi classificati.

 

Astensione record, trionfa la sfiducia verso le istituzioni

 Il vero record di queste consultazioni però è sicuramente l’astensione, che per la prima volta nella storia della quinta repubblica francese raggiunge il 51,29%.   Provare a rispondere all’annosa questione del perché un francese su due ha preferito non recarsi alle urne non è cosa semplice.

Alcuni diranno che il problema è stato scegliere date troppo ravvicinate fra presidenziali e legislative, ma credo che questa possa essere tranquillamente interpretata come una lettura superficiale della realtà. Ricordiamo che già dalle presidenziali (che storicamente sono una tappa molto più importante per i cittadini francesi) la signora astensione ha fatto parlare di sé raggiungendo livelli che non raggiungeva dagli anni dei grandi movimenti del 1968/69.

È certo che questo è un dato molto preoccupante per tutte le formazioni politiche istituzionali, che dovranno fare di tutto per riuscire a convincere i cittadini a votare al secondo turno di domenica prossima, in cui a godere di un calo dell’astensione sarebbero senz’altro il centro destra dei repubblicani e chiaramente il FN di Marie Le Pen, che infatti da subito, con le sue dichiarazioni post risultati, invita con forza a votare al secondo turno con l’obiettivo di conquistare qualche seggio in più all’assemblea nazionale.

Ma la scarsa affluenza alle urne è anche un grave problema per il giovane rampante presidente Emmanuel Macron, che conosce perfettamente la collocazione di “classe” di chi non è andato a votare al primo turno (e probabilmente confermerà questa scelta al secondo turno): giovani studenti, precari, disoccupati, abitanti delle periferie.

Sono questi i soggetti che determineranno, tramite la loro capacità di rafforzare l’opposizione sociale formata da sindacati e movimenti (che negli ultimi due anni ha segnato l’agenda della politica francese), la possibilità di attuare la riforma di stampo liberale del codice del lavoro che il presidente ha promesso per il prossimo autunno.

Attendiamo il secondo turno, per dedicarci ad una analisi più approfondita.

 

Federico Guzzo

 

Fonti:

 

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