Riciclaggio di denaro: “Il crimine non paga” (E invece paga, ecco perché)


L'industrializzazione del riciclaggio di denaro

Chiunque abbia avviato un’attività illegale sa benissimo quanto sia difficile giustificare le ingenti somme di denaro guadagnate. Il c.d. “denaro sporco” derivante dai reati – primo su tutti lo spaccio, ma anche altri traffici, come il traffico di armi o lo sfruttamento della prostituzione, – segue dunque una “filiera” composta da tre passaggi (1):

  • Introduzione nel mercato (placement):
    Il denaro, spesso di piccolo taglio, viene raccolto e successivamente convogliato verso intermediari finanziari o impiegato direttamente sul mercato per l’acquisto di beni. Non di rado, queste attività implicano il supporto di un prestanome.
  • Stratificazione (layering):
    Processo che consiste nella progressiva “legittimazione” –apparente- del capitale illecito, attraverso operazioni finanziarie volte a ridurre le possibilità di tracciamento del denaro, limitando la possibilità di risalire alla fonte originale.
    A importi via via superiori si applicano strategie differenti. Ne sono un esempio i trasferimenti di denaro in altri Paesi, così come la conversioni del contante in strumenti finanziari come titoli o assicurazioni sulla vita. A ciò, si aggiunge l’impiego del denaro in progetti di investimento imprenditoriale o speculativo.
  • Integrazione (integration):
    Questo ultimo passaggio consiste nel reperire ed applicare le informazioni utili allo scopo e presuppone la complicità di professionisti, solitamente commercialisti o notai. Per rendere più robusta la prevenzione dei rischi, vengono chiamati in causa altri soggetti che fungano da intermediari finanziari, preferibilmente con sede in paradisi fiscali che garantiscono maggiori tutele in fatto di il segreto bancario.

Figura 1https://www.unodc.org/unodc/en/money-laundering/overview.html

Quantificare le dimensioni del fenomeno è, come spesso accade trattando fenomeni sommersi e criminali, molto complicato, tuttavia, l’Europol considera fondate le stime dell’United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) che indica un valore compreso tra il 2% ed il 5% del PIL globale, cioè tra 715 miliardi e 1.87 trilioni l’anno (2).
Paesi che non abbiano implementato adeguati sistemi anti-riciclaggio rappresentano delle “porte di servizio” nel sistema finanziario globale (FATF ed Egmont Group, 2018).

Il riciclaggio tocca diversi ambiti della realtà criminale. L’Europol stima che le autorità dell’UE confischino appena l’1% del ricavato criminale derivante dal narcotraffico.  Una delle motivazioni consiste nel fatto che, in molti casi, le investigazioni sul traffico di droghe non siano supportate da complementari indagini sul riciclaggio di denaro. (3)
Da ciò se ne può dedurre che il 99% rimanente possa venir riciclato, tutto o in parte.

Il riciclaggio di denaro prima era considerata un’attività parallela alle altre, mentre oggi si è ricavata una propria nicchia di indipendenza. Molte organizzazioni criminali possiedono delle appendici dedicate esclusivamente a questo, chiamate “money-laundering syndicates”.

Queste cellule offrono i propri servizi specializzati in cambio di una percentuale di quanto ripulito. Essi utilizzano svariati schemi di riciclaggio e si affidano a complessi network di imprese e modelli di business interni ed esterni all’UE.

Come operano i syndicates
Quale che sia l’origine illecita del denaro, questo viene fisicamente raccolto dai corrieri. Successivamente, viene affidato alle sapienti mani di broker (spesso non europei) che sfruttano reti di riciclaggio di dimensione internazionale con l’obiettivo di far perdere le tracce delle somme di denaro da ripulire.

Queste operazioni vengono semplificate con alcuni stratagemmi. Tra questi, l’utilizzo, per gli spostamenti, di banconote di grosso taglio. Muovere decine di migliaia di euro in tagli da 500 e 200 euro è molto più agevole. A tal fine, le banconote di piccolo taglio e le monete vengono scambiate con corrispettivi di grosso taglio presso attività commerciali già  avviate, siano esse legali o avviate precedentemente con denaro frutto dell’attività di riciclaggio.
Chiunque abbia lavorato a una cassa di un locale o di una qualsiasi attività commerciale sa bene quanto siano preziose le monete e le banconote di piccolo taglio per dare il resto ai clienti, ed è sempre più raro trovarne in quantità.

Monete virtuali e cryptovalute rappresentano un altro modo estremamente semplice e discreto per far sparire nell’abisso della rete importi che, una volta depositati presso appositi ATM, cadono fuori dal perimetro scrutato dall’occhio vigile della legge. In Colombia, si è registrato un’elevata diffusione di questi ATM utilizzati per convertire banconote da 500 dollari in bitcoin.

L’esistenza di 1500 diverse cryptovalute, l’esistenza di servizi di VPN, l’anonimità delle transazioni e la rapidità delle stesse sono fattori capaci di aumentare esponenzialmente la difficoltà delle indagini e, dunque sembra quanto mai sensato operare in un’ottica di prevenzione.

Il fenomeno in Italia

Il riciclaggio di capitali, riconosciuto come reato nel Codice Penale italiano nel 1978, è distribuito sul territorio nazionale in maniera poco omogenea, concentrandosi maggiormente nelle regioni del Sud Italia, tra Calabria, Sicilia e Campania.
Il settore in cui si reinveste più facilmente in Italia il capitale illecito è quello delle attività di ristorazione. Tale realtà viene ricondotta -da Transcrime – all’ingente uso di contante, alla diffusa abitudine di sfruttare mano d’opera irregolare, alla non sporadica infiltrazione della criminalità organizzata, nonché ad una struttura proprietaria spesso opaca (4) I settori a rischio sono trasversali all’economia nazionale ed incentivati da variabili fattori di rischio.

La pandemia in corso ha inasprito molti fenomeni criminali e le infiltrazioni criminali nell’economia tramite riciclaggio rientrano esattamente tra questi. (5) Le enormi difficoltà economiche affrontate da imprenditori e privati -che spesso lamentano ritardi nell’arrivo di sussidi statali- li rendono più fragili e di conseguenza potenzialmente inclini a scendere a patti con le organizzazioni criminali per restare a galla, consentendo investimento nelle proprie attività economiche o di fungere da prestanome per altre attività entrando nel circolo vizioso esposto in precedenza.

Da un lato, un impero criminale pieno di liquidità da “diluire”, dall’altro un oceano imprese a corto di liquidità, cosa potrà mai andare storto? Considerando la relazione della Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo del 2015, dal solo narcotraffico i gruppi criminali organizzati avrebbero estratto risorse per 500 miliardi di euro all’anno per 20 anni reinvestendo nei settori economici più disparati.

Mutuando parole dalla citata e preziosa relazione –che a sua volta attinse da numeri e considerazioni UNODC –

<<…Tutto questo, sulla base di numeri e non di opinioni, vuol dire che la casta dei narcotrafficanti (ed i loro riciclatori, i loro esperti di finanza e di economia) è diventata uno dei principali azionisti dell’economia lecita che opera alla luce del sole, sia a livello globale che nazionale >> (6).

Se già in tempi non così drammatici si temeva una progressiva, invasiva ed incessante occupazione dell’economia lecita da parte di gruppi criminali, oggi ciò rappresenta una sfida ancor più complicata per policy makers, investigatori ed Istituzioni preposte al controllo. Una sfida che va ben oltre il mero riciclaggio nazionale ed internazionale, intessuto nella trama di molteplici altri reati come la corruzione ed i vari traffici, inquadrato in una cornice di rinnovata sfiducia popolare verso la politica e di frizioni internazionali europee ed extra-europee sulle quali i giornali preferiscono attualmente sorvolare, ma che potranno cambiare volto in meglio o in peggio al nostro Paese.

Parlare di fenomeni criminali significa parlare di soldi, parlare di soldi nel 2021 significa parlare di Recovery Plan, fare ciò non può che portare all’enorme aspettativa sull’impiego saggio di quei 200 miliardi che ci spettano, dunque di credibilità economica e finanziaria, richiesteci in primis da Francia e Germania. É indispensabile un cambio di rotta e per fare ciò i fondi del Recovery Plan, solo se accompagnati da un adeguato piano di riforme di Stato, rappresenteranno l’ultimo treno. E alla guida di quel treno c’è un uomo:  Mario Draghi.

A cura di Manfredi Cinà
Dott. in Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale

Bibliografia

  1. Commissione Parlamentare Antimafia – Riciclaggio. [Online] https://www.camera.it/_bicamerali/leg15/commbicantimafia/documentazionetematica/33/schedabase.asp#:~:text=Descrizione%20del%20fenomeno.%20Il%20riciclaggio%20di%20capitali%2C%20reato,ripulita%20e%20successivamente%20reinvestita%20nei%20circuiti%20dell%27ec.
  2. EUROPOL. MONEY LAUNDERING. [Online] https://www.europol.europa.eu/crime-areas-and-trends/crime-areas/economic-crime/money-laundering.
  3. EU Drug Markets Report. s.l. : EUROPOL; European Monitoring Centre for Drugs and Drugs Addiction, 2019.
  4. (eds), Ernesto U. Savona and Michele Riccardi. Assessing the risk of money laundering in Europe. Final Report of Project IARM. Milano : Transcrime – Università Cattolica del Sacro Cuore. © 2017, 2017. ISBN 978-88-99719-07-4.
  5. (UNODC), UNITED NATIONS OFFICE ON DRUGS AND CRIME. THE IMPACT OF COVID-19 ON ORGANIZED CRIME. VIENNA : s.n., 2020.
  6. Anti-terrorismo, Direzionale Nazionale Antimafia e. DNA 2015 Rapporto. s.l. : pagina 295, 2015.

 

 

 

 

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