L’Editoriale – Destra e sinistra: due poli “muti”. La strategia della rissa nel dibattito politico



Questa settimana il mondo ha assistito all’atteso dibattito tra il presidente repubblicano in carica Donald Trump e l’ex vicepresidente democratico Joe Biden. Uno scontro infuocato tra due poli che oggi più di prima stentano a comunicare. La ragione è presto detta. Gli anni di presidenza trumpiana hanno dato un volto nuovo all’America, trasformandone radicalmente l’immagine e il ruolo che ha avuto negli ultimi settant’anni, primo fra tutti lo scostamento dal tradizionale sistema di alleanze con l’UE, che aveva tenuto forte l’asse anticomunista, e conseguentemente il barricarsi dietro un interesse prettamente americano sotto lo slogan di America First.

Tuttavia ciò che ha colpito maggiormente è stato il tono usato da entrambi i contendenti. Più che un dibattito, l’incontro ha assunto l’aspetto di una campagna elettorale in un liceo, campagna elettorale che, invece di focalizzarsi sulle proposte e progetti, è scaduta in un continuo attacco personale. Trump non ha dato tregua all’avversario con scherni, sottolineando la sua incapacità di attirare persone ai suoi comizi. Tra le riposte del democratico si ricordano l’appellativo di pagliaccio e l’espressione gergale: Will you shut up, man? (Vuoi chiudere il becco, dannazione?). Una scena da Asilo Mariuccia aggravata dal ruolo istituzionale dei due candidati alla presidenza, punto di riferimento della politica globale. Alcuni giornalisti parlano già di “strategia della rissa”, imputandone l’ideazione a Trump, ma in verità essa percorre i due schieramenti.

Tale episodio è dunque da classificare come limitato al Nuovo Continente, facilmente bollabile come un prodotto culturale della caciarona, spontanea e priva di formalismi della cultura americana? Sfortunatamente si tratta del culmine di un trend che riguarda la maggior parte dei Paesi del Primo mondo e che denota un sempre maggior degrado del dibattito politico. Gli italiani conoscono perfettamente questa consuetudine ben radicata nel Paese e che ha raggiunto l’acme dell’imbarazzo con la nascita del populismo.

In Occidente la democrazia è nata dalla ripresa dell’esperienza politica greca riletta in chiave illuminista, che si imperniava sul concetto di tolleranza, intesa non solo come accettazione della diversità ma come rispetto dell’opinione altrui. L’esperienza filosofica socratica e platonica, fondamento del pensiero occidentale, lascia trasparire l’importanza dell’incontro di idee come chiave del progresso. In epoca moderna, con la nascita della destra e della sinistra, intese come posizioni conservatrici e progressiste, l’Occidente ha conosciuto la democrazia. Ciò che oggi è venuto a mancare rispetto al passato è sia l’incapacità di poter guardare il mondo con occhi altrui, ma anche una forma elegante e rispettosa dello scontro. Le cause vanno ricercate in primo luogo nel ruolo sempre più marginale della cultura, risultato dei movimenti del ’68 che, al grido del sei politico e della promozione facile, hanno aperto la strada ad una istruzione sempre più povera. A questa si aggiunge la nascita dell’Internet che, lungi dall’essere un propagatore di civiltà, finisce spesso per essere un amplificatore di disinformazione e di cultura spicciola e a buon mercato. Tutto questo conduce a pensare che il mondo debba essere gestito solo con certi metodi e secondo certe idee, rendendo superflua l’esistenza di due schieramenti politici, non riflettendo che momenti storici diversi necessitano di azioni e scelte di matrice ideologica diverse.

Ecco che l’istruzione ha un nuovo compito: riportare al centro dell’educazione il tema della molteplicità dei punti di vista che devono scontrarsi sul piano delle idee più che delle persone. E ogni qual volta ci salta in mente di assolutizzare il reale, dovremmo ricordare il consiglio che il professor Keating, protagonista del capolavoro “L’attimo fuggente”, consegna ai suoi alunni: “è proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.

 

Dott. Giuseppe Puleo

Docente di Storia e Geografia

Direttore del Dipartimento Studi e Ricerca I.ME.S.I.

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