La Repubblica della Macedonia del Nord nuovo membro della NATO


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Il 6 febbraio 2019 gli ambasciatori dei 29 membri dell’Alleanza Atlantica (NATO) hanno firmato al quartier generale di Bruxelles il protocollo di adesione della Macedonia del Nord. La firma è avvenuta in presenza del ministro degli Esteri di Skopje Nikola Dimitrov e del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. Adesso, i parlamenti dei 29 stati membri dell’Alleanza devono ratificare il protocollo di adesione. La firma è avvenuta dopo che a gennaio, Skopje e Atene  hanno ratificato un accordo storico che ha messo fine a una disputa di 27 anni che finora aveva impedito alla prima di entrare a far parte della NATO (e dell’UE) (1). In questo articolo, in primo luogo, verrà illustrato il lungo percorso seguito dalla Macedonia del Nord per riuscire a diventare il trentesimo membro della NATO. Poi, il parere degli esperti sulle le cause e le implicazioni dell’adesione verrà mostrato. Infine, l’impatto che la firma del protocollo  avrà sul futuro del paese e sulle prospettive della NATO verrà spiegato, alla luce delle interferenze russe sia sulla politica macedone che su quella greca.

1.Il lungo percorso di adesione della Macedonia del Nord

It is a great pleasure to welcome you all to this meeting on the North Atlantic Council and a very warm welcome to Foreign Minister Nikola Dimitrov. It is a great pleasure to see you here in this room once again. In a few minutes that 29 Allies will sign the protocol for the accession of North Macedonia to the Alliance” (2) ha detto il Segretario Generale della NATO durante la cerimonia per la ratifica del protocollo di adesione della Macedonia del Nord. Tuttavia, il cammino per giungere a questo giorno è stato lungo.

Figura 1 Signature of the Accession Protocol with Skopje (3)

I testi ufficiali sui quali si basa il percorso di adesione della Macedonia del Nord alla NATO sono cinque:

  • la Dichiarazione del vertice di Budapest del 2008: nella quale la NATO ha riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Repubblica jugoslava di Macedonia per sostenere le operazioni dell’Alleanza in Afghanistan e Kosovo, e ha convenuto di invitarla per diventarne membro, incoraggiamo i negoziati.(4) 
  • La Dichiarazione del vertice di Lisbona del 2010: nella quale è ribadito l’accordo del vertice di Bucarest e si auspica ad una soluzione reciprocamente accettabile alla questione del nome nel quadro delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo, viene accolto con favore il contributo dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia alla missione NATO in Afghanistan  (ISAF). (5)
  • La Dichiarazione del vertice di Chicago del 2012: nella quale è chiarito che i ministri degli esteri della NATO si sono incontrati con i loro omologhi dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Georgia, per fare il punto sui progressi per l’adesione. Inoltre, la NATO incoraggia l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia a continuare gli sforzi per accelerare le riforme necessarie per poter aderire. (6)
  • Dichiarazione dei ministri degli esteri della NATO sulla “Open door policy”: nella quale viene chiarito l’impegno della NATO per la politica della “porta aperta” ai sensi dell’articolo 10 del Trattato di Washington, e quello per l’integrazione euro-atlantica dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, apprezzando il suo costante contributo alle operazioni e il suo impegno nei confronti del processo di adesione alla NATO. (7)
  • Dichiarazione del Vertice di Bruxelles 2018: nella quale la NATO accoglie con favore l’accordo storico tra Atene e Skopje sulla soluzione del problema del nome e decide di invitare il governo di Skopje ad avviare colloqui di adesione per entrare a far parte dell’Alleanza. (8)

In realtà, in qualità di paese partner, la Macedonia del Nord, aveva già cooperato con la NATO. Infatti, ha supportato e supporta ancora la missione “Resolute Support” in Afghanistan. Inoltre, il paese è stato un partner chiave nel sostenere le operazioni di stabilizzazione a guida NATO in Kosovo nel 1999, quando le forze della NATO si sono stanziate nella Macedonia settentrionale per fermare la diffusione del conflitto e per fornire supporto logistico alla Forza del Kosovo (KFOR). Dal 1999, la NATO ha aiutato la Macedonia del Nord a sviluppare le proprie capacità militari oltre a fornire obiettivi di pianificazione che sono fondamentali per la riforma della sicurezza. La partecipazione del paese al programma di potenziamento dell’istruzione per la difesa (Defence Education Enhancement Programme) sta contribuendo a migliorare l’istruzione e la formazione, che è essenziale per gli sforzi di riforma della difesa. Inoltre, attraverso la partecipazione al Building Integrity Program, il paese sta lavorando per rafforzare il buon governo e la sicurezza nel settore della difesa e ridurre i rischi di corruzione all’interno delle istituzioni.(9)

Ma il vero punto di svolta per accelerare l’adesione è avvenuto dopo che l’11 gennaio 2019, il Parlamento dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM – Former Yugoslav Repubblic of Macedonia) ha adottato quattro emendamenti che modificano il nome costituzionale di Repubblica di Macedonia in Repubblica di Macedonia del Nord come stabilito dall’accordo greco-macedone di Prespa.

2.Il parere degli esperti

L’accordo di Prespa è un trattato concluso il 12 giugno 2018 tra la Repubblica ellenica e la Repubblica di Macedonia sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU), per risolvere la disputa di lunga data sul nome della Macedonia. Sostituisce l’accordo interinale del 1995 e vede ufficialmente il nome del paese in “Repubblica di Macedonia del Nord” (10). Per lunghi anni, dopo la caduta della Jugoslavia, la Grecia non ha riconosciuto l’esistenza di uno stato indipendente che portasse lo stesso nome della Macedonia greca (la regione) – la stessa che diede i natali a Filippo il Macedone e a Alessandro Magno – perché questo avrebbe comportato pretese territoriali, storiche e culturali nei confronti dell’omonima storica regione greca. Per questo motivo, a seguito delle risoluzioni 817 e 845/1993 la Repubblica di Macedonia divenne membro delle Nazioni Unite con il nome “provvisorio” di FYROM (Repubblica ex Yugoslava di Macedonia)(11).

Secondo Anna Miykova, analista geopolitica e strategica dei Paesi della regione del Mar Nero e dell’Europa Orientale, la soluzione della disputa con la Grecia sul nome ha aperto le porte a Skopje verso l’Alleanza atlantica e forse anche verso l’UE. Questo era infatti l’obiettivo che il Primo Ministro macedone Zoran Zaev perseguiva sin dall’inizio del suo mandato. (12)

Figura 2 – After Decades of Crisis, the “Macedonia” Name Dispute is Close to Being Resolved (13)

Secondo Valbona Zeneli, professore di National Security Studies e direttore del Programma delle Iniziative Strategiche presso il George C. Marshall European Center for Security Studies, la fine della disputa sul nome tra Skopje e Atene è importante sia per la NATO che per l’UE. Infatti, il Consiglio europeo del giugno prossimo ha all’ordine del giorno anche il tema dell’allargamento nei Balcani occidentali (con l’avvio dei negoziati con Macedonia del Nord e Albania). Inoltre sia gli Stati Uniti che l’Unione europea (UE) hanno sempre dimostrato interesse alla regione balcanica, in quanto il processo di integrazione e stabilizzazione della zona porta dei profitti a tutti (14), considerando che altre tre repubbliche ex jugoslave – Slovenia, Croazia e Montenegro – hanno già aderito alla NATO, così come altri paesi della regione balcanica, tra cui Albania, Bulgaria e Romania.

Secondo la procedura di accesso alla NATO, i corpi governativi dei 29 alleati devono ratificare il protocollo di adesione della Macedonia, e poi il Segretario Generale la inviterà ad aderire al trattato del Nord Atlantico. La Macedonia dovrà poi depositare il proprio atto di adesione al Governo degli Stati Uniti d’America che l’informerà del deposito di tale atto (15). Secondo Aaron Mehta, vicedirettore e corrispondente del Pentagono per le notizie sulla difesa, Bujar Osmani, vice primo ministro macedone incaricato degli affari europei, è preoccupato della reazione della Russia. In realtà, dal punto di vista della Macedonia, nessun stato membro della NATO si opporrà alla ratifica di accesso, ma più tempo passa più la Russia potrebbe influenzare alcuni stati. Aaron Mehta afferma che strategicamente, la Macedonia spera di convincere il Senato degli Stati Uniti a votare a favore il prima possibile, in quanto sarebbe un segnale forte per gli altri membri della NATO. La Macedonia, che ora spende circa l’1,2 per cento del suo prodotto interno lordo in difesa, vuole raggiungere l’obiettivo della NATO del 2 per cento entro il 2024 (16). Secondo Maxim Samorukov, vicedirettore presso il Carnegie Moscow Centre, la firma del protocollo di adesione ha mandato un segnale forte alla Russia. Proprio per questo, prima della firma dell’accordo di Prespa, le dichiarazioni critiche del Ministero degli Affari Esteri russo, le pubblicazioni dannose nei media russi sono stati sufficienti a convincere l’Occidente dell’interferenza russa. Tutto ciò si è trasformato in un’altra fonte di irritazione nelle già difficili relazioni tra la Russia e l’Occidente. (17)

Anche l’UE ha accolto con favore la firma del protocollo di adesione. Il 15 febbraio 2019, l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, già impegnata per il raggiungimento dell’accordo tra la Macedonia e la Grecia ha affermato: “Today, the European Union has formally been notified by the Republic of North Macedonia of its new name, following the entry into force of the Prespa agreement. We warmly welcome this historic step, which sets an example of reconciliation for the Western Balkans region and beyond. We congratulate the Hellenic Republic and the Republic of North Macedonia on this major achievement, turning a new page of our common EU future” (18). In realtà, sia la comunità accademica che quella politica sono fiduciosi nei confronti della Macedonia del Nord e delle future riforme che hanno già aperto le porte della NATO e potrebbero presto aprire anche quelle dell’UE, facendo scacco alla Russia. 

3.L’impatto dell’accesso della Macedonia

Durante la Conferenza stampa congiunta con il ministro degli esteri macedone Nikola Dimitrov, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha detto “Your accession will bring more stability to the Western Balkans. This is good for the region.  And for Euro-Atlantic security.[…] I think we have to understand that the enlargement of NATO with the future Republic of North Macedonia will strengthen NATO for different reasons.  Partly through contributing stability in the south east of Europe.  That is important for the whole Alliance” (19).  Dunque l’ingresso della Macedonia del Nord alla NATO avrà un impatto sulla stabilità dell’Alleanza a est ma anche sul paese stesso.

3. Signature of the Accession Protocol with Skopje (20)

In molti però si sono chiesti del ruolo della Russia. A luglio la Grecia ha annunciato che avrebbe espulso due diplomatici russi e che avrebbe vietato ad altri due di entrare. L’espulsione è stata una risposta ad azioni illegali russe compiute in territorio greco, che costituiscono un’interferenza negli affari interni paese. Tra le accuse rivolte da Atene ai diplomatici di Mosca vi sono tentativi di ottenere e distribuire informazioni, nonché la corruzione di funzionari pubblici al fine di ostacolare l’accordo con Skopje.  Se da un lato, l’UE e gli Stati Uniti hanno sostenuto attivamente l’accordo di Prespa, la Russia si è opposta accusando Washington di voler estendere l’influenza della NATO nella regione. 

Secondo Anna Miykova, Mosca considera l’allargamento a est della NATO una minaccia alla sua sicurezza. Per questo, la ratifica dell’accordo è stata definita incostituzionale da Mosca che ha accusato la NATO, proprio come fece per il Montenegro, di aver trascinato la Macedonia nell’Alleanza contro il volere del popolo. In una pubblicazione del German Marshall Fund viene messo anche in evidenza che prima dell’accordo di Prespa, la Russia aveva finanziato gruppi di opposizione e di disinformazione. Il Senato americano sostiene che l’integrazione della NATO fornirà maggiore sicurezza in un momento in cui la Russia e altri paesi stanno lavorando per destabilizzare e creare conflitti nei Balcani e in Europa. Il Segretario di Stato Mike Pompeo e il Segretario alla Difesa facente funzioni, Tom Shanahan continuano a guidare gli sforzi degli Stati Uniti per sostenere la Macedonia per gestire il processo di ratifica. 

Sembra di capire che in realtà l’accesso della Macedonia abbia avuto un doppio effetto su due fronti. Da un lato, grazie all’accordo raggiunto con la Grecia, la Macedonia del Nord è riuscita a firmare il protocollo di adesione alla NATO, assicurandosi una forma di tutela al livello di sicurezza internazionale. Allo stesso tempo, per la NATO avere un nuovo Stato balcanico è fondamentale per stabilizzare la regione, rafforzare la presenza dell’Occidente e affrontare le influenze esterne. Dall’altro, ha rivelato le pesanti influenze russe. La disputa sul nome, durata trent’anni, si è nella pratica tradotta nel potere di veto della Grecia che aveva bloccato l’integrazione euro-atlantica della Macedonia. L’adesione della Macedonia del Nord alla NATO oltre ad avvenire in un clima di interferenza politica russa, ha dimostrato anche la sua debolezza, visto che anche nel 2017 Mosca aveva tentato di allontanare il Montenegro dell’Alleanza.  

Maria Elena Argano

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