Fallito golpe in Turchia: azione avventata o clamorosa messa in scena?


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Fallito golpe in Turchia: azione avventata o clamorosa messa in scena?

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Un colpo di stato militare viene lanciato in Turchia, nel pomeriggio di venerdì 15 luglio. Una fazione non identificata dell’esercito turco prende possesso della TV di stato e annuncia di aver preso il potere. I leader della fazione sovversiva parlano a nome di tutto l’esercito turco, con l’intenzione di ripristinare la democrazia, la libertà, l’ordine costituzionale e i diritti umani.[1] Le città di Ankara e Istanbul vengono presidiate da carri-armati e jet militari e la CNN turca viene occupata dai soldati. In serata il ponte sullo stretto del Bosforo ad Instanbul viene bloccato dai carri-armati dei golpisti. Il presidente Erdogan reagisce apparentemente prendendo un volo per la Germania o per la Gran Bretagna ( le destinazioni del volo non sono accertate ) per chiedere asilo politico, e nel frattempo manda un video messaggio ad un emittente televisiva turca appellandosi al popolo turco di scendere in piazza ed opporsi al golpe militare. Dopo scontri a fuoco, tramite l’intervento della polizia turca e l’esercito leale al governo, i golpisti si arrendono sul ponte sul Bosforo. Il bilancio è di circa 265 vittime. Circa 3000 militari vengono arrestati. Molta gente scende nelle piazze rispondendo positivamente all’appello del presidente Erdogan e opponendosi ai militari in rivolta. Il presidente dopo il tempo trascorso “in volo” atterra infine ad Istanbul per ricostituire l’ordine e il controllo sulla Turchia, dichiarando che i responsabili verranno duramente puniti, anche ristabilendo la pena di morte. Germania e Stati Uniti attraverso delle dichiarazioni un po’ “tardive” appoggiano il governo democraticamente eletto, opponendosi al golpe.
Il presidente Erdogan ha individuato nel “Movimento Gulen” la mente dell’organizzazione del colpo di stato. Il movimento è stato definito da Erdogan come un’organizzione “parallela” presente anche nell’esercito. Il movimento Gulen fa capo all’imam sunnita moderato, Fethullah Gulen, in esilio in Pennsylvania, il cui movimento ha milioni di seguaci in Turchia e in tutto il mondo. Esso è ispirato da una visione inclusiva dell’Islam che enfatizza la tolleranza e la cooperazione e vede la modernità compatibile con la religione. [2]Inoltre evidenzia l’importanza dell’istruzione fuori dalle scuole religiose. Il movimento chiamato hizmet che in turco vuol dire “servizio” è noto in Turchia per le sue numerose scuole che sono presenti in Pakistan e Stati Uniti ( oltre 100 scuole ). L’hizmet di Gulen era inizialmente amico e alleato di Erdogan, ma ad un certo punto i seguaci del movimento cominciarono a denunciare gli enormi profitti accumulati dalla famiglia Erdogan ( come la villa da mille stanze ad Ankara ).[3] Il presidente ha così cercato di eliminare dalla scena Gulen che fuggì in esilio negli Stati Uniti. Tuttavia molti seguaci del movimento rimasero presenti all’interno della polizia turca ( parte dei quali sono stati già sostituiti ) e della magistratura. Sono infatti 3000 i magistrati che in queste ore vengono rimossi per essere sospettati di aver favorito la cospirazione. Ad oggi il movimento Gulen è considerato dal governo come “un organizzazione terroristica” che ha progettato e messo in atto il colpo di stato.
E’ di queste ore la notizia che il presidente Erdogan abbia puntato il dito contro gli Stati Uniti, dichiarando che “una nazione che ospita un nemico della Turchia è anch’essa nemica della Turchia”. E’ stata infatti presentata al governo degli Stati Uniti una richiesta di estradizione di Fethullah Gulen, il quale, insieme al suo movimento si dichiara totalmente estraneo ai fatti. Il Segretario di Stato americano, John Kerry ha chiesto che vengano presentate delle prove evidenti sulle responsabilità oggetive dell’influente imam, al fine di accogliere la richiesta di estradizione. A riguardo si attendono ulteriori sviluppi. Sta di fatto che al momento non sono presenti prove evidenti che Fethullah Gulen, nemico politico di Erdogan in esilio all’estero, sia responsabile del colpo di stato sventato in poche ore. I veri responsabili al momento sono una parte rilevante di generali e colonnelli dell’esercito turco i quali evidententemente, non hanno trovato appoggio da parte della restante parte dell’esercito, della polizia e soprattutto della popolazione, che di fatto si è opposta al tentativo di colpo di stato. In Turchia non è la prima volta che si verifica un golpe militare. L’esercito ha un ruolo fondamentale nella scena politica turca. La moderna repubblica di Turchia è stata fondata nel 1923 da Mustafa Kemal Ataturk, un ex-ufficiale dell’esercito profondamente legato ad una forma di “nazionalismo democratico” e di “struttura secolare” che successivamente prenderà il nome di “Kemalismo”.
L’esercito turco considera sé stesso come il “guardiano del Kemalismo” e ha rovesciato ben 4 governi dal 1960 al fine di proteggere la Turchia democratica dal “caos delle influenze islamiste”. Erdogan è sicuramente percepito come una minaccia alla democrazia e al secolarismo in Turchia. Alla guida dell’AKP, un partito islamista moderato che ha “riformato” le scuole turche su linee islamiste, Erdogan ha notevolmente compromesso e ridotto la libertà di stampa e propone cambiamenti alla costituzione volti ad accentrare maggiormente i poteri nelle sue mani. E’ quindi possibile che l’ortodossia Kemalista sia alla base del tentativo di golpe portato avanti da una fazione dell’esercito. Le ipotesi sulle responsabilità del colpo di stato al momento sono principalmente due : 1) Il movimento di Fethullah Gulen, presente in molti apparati delle istituzioni turche. 2) Fazioni dell’esercito che, applicando l’idea di Mustafa Kemal Ataturk su democrazia e secolarismo, intendevano destituire la deriva islamista e anti-democratica di Erdogan. Le due ipotesi possono anche essere complementari, non necessariamente l’una esclude l’altra. Tuttavia restano ancora molti dubbi sugli sviluppi del colpo di stato. E’ molto strano che il golpe sia stato sventato in poco più di 4 ore. Inoltre Erdogan, subito dopo la notizia del tentato golpe si è imbarcato sul Gulfstream governativo e per ore ha volato nel nord della Turchia prima di tornare a Istanbul. Il transponder era acceso, quindi risultava facilmente individuabile da parte dei caccia degli insorti che l’hanno invece totalmente ignorato. E’ peraltro insolito in una situazione da colpo di stato che il presidente sia atterrato indisturbato ad Istanbul dopo poco tempo, facendo annunci pubblici, nonostante fosse in pericolo di vita. Tuttavia il dato di fatto è che, nonostante la situazione rimanga tesa, con migliaia di sostenitori del governo scesi nelle piazze volte a “presidiarle” dai presunti traditori ( additati in questo momento tra i seguaci del movimento Gulen ), Recep Tayyip Erdogan esce notevolemente rafforzato.
Adesso che il popolo si è schierato dalla sua parte davanti ad un colpo di stato militare, il “sultano” ha più legittimità nel contrastare ed eliminare i suoi nemici politici. Può fare “pulizia” all’interno dell’esercito, rimuovendo la parte “kemalista” custode dell’ordine laico e democratico della Turchia. Può, come sta facendo, ricattare gli Stati Uniti per estradare Gulen. In queste ore infatti la base NATO di Incirlik usata per i raid contro i jihadisti dell’Isis è stata per il momento bloccata.[4] Sospesi tutti i voli dagli Usa delle compagnie aeree americane verso Ankara e Istanbul e interdetti quelli provenienti dalla Turchia. I rapporti diplomatici tra i due paesi restano tesi e ricordiamoci che la Turchia è membro della NATO e paese chiave nella lotta allo Stato Islamico in Siria e in Iraq ( nonostante le posizioni ambigue sul califfato ). Una volta rimossa ed epurata l’opposizione gulenista, Erdogan può a mani basse cambiare la costituzione per accentrare sempre di più i suoi poteri e rendere il paese sempre più “islamizzato” e meno laico. Il presidente potrà continuare a condurre indisturbato la guerra a bassa intensità contro le forze armate del PKK, il partito curdo, nel sudest del paese, un’altra importante forza di opposizione al governo. La libertà di stampa, i diritti civili e delle minoranze, i diritti degli LGBT, i movimenti studenteschi legati a Gezi Park, verranno inevitabilmente compromessi a favore del processo di islamizzazione voluto dal presidente Erdogan, ad oggi impopolare agli occhi dei leader occidentali, ma indispensabile in ottica di controllo dell’immigrazione di massa ( UE ) e stabilità nella regione mediorientale con la lotta al terrorismo ( Stati Uniti e NATO ).
In queste ore non mancano argomentazioni che avanzano l’ipotesi della messa in scena da parte dello stesso Erdogan di un tentativo di colpo di stato al fine di liberarsi delle opposizioni interne e ricattare l’Occidente per ottenere da una parte più finanziamenti dall’UE nella crisi dei migranti, dall’altra a perseguire l’obiettivo di diventare una nazione egemone nell’instabile regione mediorientale ( obiettivo non molto nascosto da parte di Erdogan, che intende ritornare ai fasti dell’impero Ottomano ). Al momento non è facile fornire una spiegazione esaustiva e completa del contesto turco. Rimangono molti punti interrogativi sulla situazione di questo paese membro della NATO che ha instaurato un processo di pre-adesione all’Unione Europea, ma che presenta molte ambiguità sulle linee guida alla lotta al terrorismo, e molti punti oscuri sulla natura democratica del proprio governo.

Danilo Lo Coco 

 
Note:
[1] Beauchamp Z., “Turkeys Coup”, explained in under 500 words” in : http://www.vox.com/2016/7/15/12204172/turkey-coup-erdogan-military
[2] Matthews D., “Turkey’s coup: The Gulen Movement, explained” in: http://www.vox.com/2016/7/16/12204456/gulen-movement-explained
[3] Bulliet W. R., “First Names and Political Change in Modern Turkey” in “International Journal of Middle East Studies” Vol. 9, No 4 ( Nov., 1978), pp. 489-495, Cambridge University Press, 1978.
[4] Negri A., “Golpe fallito in Turchia, Ankara chiude la base aerea Usa e chiede estradizione di Gulen” in: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-07-16/golpre-fallito-turchia-ankara-chiude-base-aerea-usa-e-chiede-e-chiede-estradizione-gulen–194912.shtml?uuid=ADm0d3t

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