#RadioAut – Chi pagherà il debito pubblico per l’emergenza Covid -19?


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Quello che è successo in questi due giorni di fuoco va analizzato con minuzia e attenzione, perché il dibattito politico rispetto al futuro economico del paese e a quello politico dell’Europa non può essere intriso di così tanta superficialità.

Il gioco delle opposizioni sul Mes è stato un gioco meschino ma sapiente, perché non solo è riuscito ad abbrutire la dialettica pubblica ma ha trionfato nell’intento comunicativo di demonizzare un acronimo, coscienti che in tanti in questo Paese e in questo momento storico non possiedono gli strumenti necessari ad affrontare un dibattito così complesso.

Prima che la discussione si concentri esclusivamente sulla vuota retorica del Mes sì-Mes no, sarebbe utile avere chiaro in testa gli effetti di qualsiasi finanziamento della spesa pubblica attraverso l’indebitamento, ricorrendo ad uno strumento o ad un altro. Ovviamente la disamina delle condizionalità del Mes, seppur ridotte, ci spinge a preferire strumenti alternativi in questo momento specifico, che potrebbero essere rappresentati dai c.d. “Eurobond.”

Il problema principale rimane però, in nuce, relativo alle modalità con cui questo debito, contratto in un modo o nell’altro, verrà ripagato. La questio è sempre la stessa: chi ripagherà il debito? Con quali strumenti? Da dove proverrá il gettito da destinare alla copertura del debito e dei suoi eventuali interessi?

Riferendoci alla storia economica più o meno recente, non necessariamente occidentale e non necessariamente alla questione Greca nello specifico, il debito è sempre stato lo strumento del neoliberismo per ottenere risultati che si avvicinassero sempre di più al sogno di un mondo privo di qualsiasi regolamentazione della libertà economica, dominato da quello che Jerry Rowlings ha definito “Kalabule” un profitto bieco e parassitico. È successo in Brasile agli inizi degli anni 80 e in quasi tutti gli stati Africani che dopo la prima decolonizzazione hanno affrontato processi di transizione democratica.

Il paradigma era sempre lo stesso, concedere prestiti e poi richiederli incentivando a tagliare sugli strumenti di sicurezza sociale, anche laddove fossero minimi. I complici? Una classe politica e un alveo di cultori della disciplina economica che da sempre hanno sovrastimato i benefici del debito sottostimandone i costi.

Dunque il problema è davvero il Mes? O gli Eurobond? No, il problema sono le possibili condizionalità del debito, ciò a cui pensare è che la prima garanzia di cui dovremmo occuparci è quella di aumentare la potenza fiscale del nostro paese, facendo pagare il debito a chi ha di più e a chi ci ha spinto in questa situazione arricchendosi attraverso la privatizzazione del settore sanitario, ad esempio.

A chiosa, è indubbio che si debba ricorrere a misure straordinarie in questo momento critico. È altrettanto sicuro che la sostenibilità di un debito che ricada sulle classi più povere allargando ancora di più la forbice sociale sia pari a zero, e il Governo dovrebbe occuparsi anche di questo oltre che preoccuparsi, legittimamente, di ricucire per quanto possibile una comunità europea mai consolidatasi e spingere per la contrazione di un debito privo di interessi e condizionalità.

Marco Blandini

Studente Secim
Università degli Studi di Palermo

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