#RadioAut-Revocati finanziamenti per 2 miliardi alla Sicilia


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Nella giornata di ieri un ulteriore passo indietro del governo rispetto al “Patto per la Sicilia” firmato da Renzi e Crocetta nel 2016. Patto che prevedeva interventi totali per 5 miliardi e 700 milioni, compresi gli interventi nelle città Metropolitane in materia di ambiente, lotta al dissesto idrogeologico, depuratori, gestione dei rifiuti, infrastrutture ed edilizia scolastica. Tutti temi che in Sicilia hanno raggiunto dimensioni emergenziali e per i quali ancora stentano ad arrivare soluzioni concrete proposte dai rappresentanti politici.

Pensiamo a quante difficoltà affronta oggi chi abita in Sicilia in territori non messi in sicurezza e privi di infrastrutture sostanziali; a due passi dalle città realtà come queste non sono poche né riducibili a tragici casi di cronaca come avvenuto un anno fa a Casteldaccia a seguito dell’esondazione del fiume Milicia, per la quale hanno perso la vita due famiglie. Con queste premesse è chiaro immaginare che 5 miliardi di investimenti potrebbero contribuire a migliorare di molto la nostra regione.

Ma una visione più disincantata ci dice che spesso dietro le difficoltà di questi territori esistono responsabilità politiche ben precise, così come scelte differenti possono evitare il verificarsi di episodi come quello sopra riportato. Nell’incuria di una gestione amministrativa lenta e carente, che non mette al centro della propria agenda politica la “vivibilità” dei luoghi che attraversiamo ecco che si consumano possibilità di riscatto che molto gioverebbero alle difficoltà dei siciliani. Il governo, infatti, intende adesso revocare le somme stanziate precedentemente per tutte quelle opere non ancora provviste di un progetto operativo e che non lo saranno entro il 31 dicembre prossimo. Nel complesso parliamo di circa 2 miliardi di euro che, arrivati in Sicilia, se ne tornano nelle casse romane per essere poi reimpiegati in altri progetti, ad esempio il finanziamento di investimenti infrastrutturali della rete ferroviaria nazionale per la quale è già stata autorizzata una spesa di 460 milioni prevista per il 2019. Tirando le somme: i soldi c’erano, i progetti no, i finanziamenti vengono revocati, la Sicilia continua a barcamenarsi tra opere incompiute e ostruzionismo burocratico. E per capire la portata delle conseguenze esaminiamo il caso palermitano.

All’indomani del Patto per Palermo, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – CIPE ha deliberato l’assegnazione di 332 milioni di euro per la Città di Palermo, dei quali si è riusciti a spendere poco meno del 10%. Il “Patto per Palermo” prevedeva una serie di interventi su cinque temi: infrastrutture, ambiente, sviluppo economico e produttivo, turismo e cultura, riqualificazione e sicurezza urbana, per un importo totale poco superiore a 770 milioni di euro, di cui 332 a carico dello Stato attraverso il Fondo di sviluppo e coesione ed altri derivanti da fondi propri del Comune o altre risorse. Tra i principali interventi che si sarebbero dovuti realizzare con i 332 milioni spiccano: realizzazione delle nuove tre linee tramviarie per circa 200 milioni di euro; riqualificazione della circonvallazione di Palermo attraverso la messa in sicurezza dei ponti e opere di collegamento con la viabilità comunale e sovracomunale per 10 milioni; realizzazione di nuovi edifici scolastici per circa 32 milioni di euro. Molti dei progetti iniziali, proprio come a livello regionale, non hanno un progettista incaricato. Le stesse linee nuove del tram, cavallo di battaglia della giunta comunale, per un valore di 199 milioni di euro, non rispettano i livelli di pianificazione richiesti per l’effettivo riconoscimento dei finanziamenti, cosa che potrebbe restituire alla città l’ennesima opera avviata e poi abbandonata, con l’aggravante di aver inficiato negli ultimi anni sul traffico urbano rendendo le strade perennemente ingolfate e senza giungere al risultato sperato: vie di collegamento efficienti in tutta la città, dal centro alle periferie. Anche in questo caso dunque la maggior parte dei fondi stanziati verranno revocati per mancata presentazione dei progetti. Fatto che risulta difficilmente digeribile, visto che così facendo si rinuncia alla possibilità di migliorare le condizioni di vita, di lavoro, di sicurezza di migliaia di persone.

Ogni anno cresce il numero di giovani professionisti che lascia la Sicilia per fornire le proprie competenze lontano da casa. Un auspicio potrebbe essere che occasioni di investimento sul territorio siciliano si traducano in una maggiore occupazione locale, a partire dai posti di progettisti lasciati vuoti per negligenza estrema e per i quali ora si rischia di perdere grosse somme estremamente utili. Certo è che il tema va attenzionato da parte di tutti, nell’interesse di ciascuno di noi a vigilare affinché si esca da questa condizione di arretratezza forzata che marca una netta linea di divario tra Nord e Sud.

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