Sud – Americhe parallele: come ALBA e Ap tracciano il cammino


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Quello Sudamericano è un continente storicamente animato da due pulsioni che si nutrono rispettivamente dell’avversione che l’una ha per l’altra: la pulsione panamericana e quella panlatina. Per essere più precisi, però, occorre dire che la pulsione americana si è affievolita dopo la fine della guerra fredda, una volta terminata la minaccia Sovietica nel subcontinente, fino allo spegnersi quasi completamente non appena buona parte delle potenze latinamericane ebbe assimilato e si convinse della bontà del valore fondante il panamericanismo: il liberalismo, político ed economico. Dall’altra parte, invece, in netta contrapposizione al modello statunitense, soffia il vento panlatino, che fa dell’antimperialismo yankee il suo cavallo di battaglia, ancor prima delle diverse colorazioni politiche che hanno contraddistinto i cicli panlatini fino ad oggi.

Oggi, spirando sempre più debolmente la corrente panamericana, questa storica contrapposizione assume dei contorni del tutto nuovi. Per stigmatizzare quasi all’estremo questa battaglia, occorre far leva su due accordi: ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America) e AP (Alianza del Pacifico).

Ad onor del vero, l’ALBA nacque in contrapposizione all’ALCA (Area de Libres Comercios de las Americas) nata su impulso dell’amministrazione Clinton nel 1994, con l’obiettivo di ridurre e, ove possibile, eliminare le barriere commerciali tra tutti i paese di Nord, Centro e Sud – America, ad eccezione di Cuba. Essendo l’ALCA naufragato pochi anni dopo la sua nascita, il confronto tra i due modelli è più attendibile avvicendando ALBA ed AP cheraffigurano emblematicamente le due strade che l’America Latina sta percorrendo.

ALBA nasce nel 2004, sospinta da VeneCuba (l’asse Castro – Chavez), per dare sostanza al progetto del “Socialismo del XXI Secolo”. La cornice di fondo dell’ALBA è, come detto, l’antiliberismo statunitense che, nelle teste di Fidel Castro e Hugo Chavez, doveva essere il filo conduttore tra tutti quei paesi del continente ideologicamete affini al blocco venecubano. Sotto il velo anti – USA, però, Chavez nascondeva una forte ambizione panlatina (imperialista, paradossalmente) che cercava di alimentare in Sudamerica e nel lago Caraibico attraverso il petrolio, risorsa che negli anni 2000 faceva del Venezuela una delle più grandi ricchezze petrolifere del mondo. Dato che il mercato imponeva un costo arrivato fino a 130 $ al barile, Chavez si poteva permettere di offrire lauti aiuti economici a tutti quei paesi filo– socialisti o sovvenzionando le opposizioni socialiste ai governi in carica, che vennero così affascinati ed attratti nella rete Bolivariana.


(fonte CLAL. www.clal.it)

Questa poco lungimirante politica di Chavez è andata ad infrangersi contro il crollo del prezzo del petrolio, genesi della crisi economica ed umanitaria del Venezuela di Maduro. PDVSA, la compagnia petrolifera Venezuelana, non ha più potuto erogare la stessa quantità di fondi all’ALBA, generando un clima di scetticismo e sfiducia che ha portato strascichi fino alle riunioni dell’OEA (Organizacion de los Estados Americanos) e Mercosur. La comunità interamericana ha più volte diffidato il Venezuela,

la cui permanenza all’interno degli organismi internazionali è aggrappata a quei paesi che hanno contratto un debito storico con Chavez. All’inizio di Maggio, il Vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence ha chiesto la sospensione del Venezuela dall’OEA, in virtù dei continui attacchi alla democrazia e per aver ridotto il paese in condizioni di povertà estrema. Ironia della sorte, la lotta alla povertà era uno dei punti programmatici dell’ALBA ed e’ triste appurare la situazione odierna; al di là di tutti i dati economici, ce n’è uno che rende l’idea più di ogni altro: nel 2016 il 74% dei Venezuelani ha perso in media 8,7 kg. “La dieta de Maduro”.

Concudendo, l’ALBA si è dimostrato un conglomerato ideologico prima che politico, schiavo delle ambizioni dei suoi leader, intestarditisi su un’idea che ha portato i suoi frutti fino a che il ciclo economico lo ha permesso.

Sull’altro versante, troviamo l’Alleanza per il Pacifico, composta da Messico, Colombia, Peru e Cile e nata nel 2012. La prima cosa che salta all’occhio è che non è l’ideologia il trait d’union dell’alleanza; infatti, il nazionalismo temperato di Ollanta Humala, aveva politicamente poco in comune con il conservatorismo di Santos e Piñera o le posizioni centriste di Peña Nieto. Ciò che ha spinto questi quattro presidenti a legarsi è l’integrazione economica e lo sviluppo; tutti infatti sono convinti sostenitori dell’economia di mercato. Tra gli obiettivi dell’Ap, risaltano la libera circolazione di merci, persone e capitali, la riduzione dei dazi, la spinta verso l’esportazioni ed anche una promozione culturale dell’alleanza stimolata da progetti di scambio accademici. In secondo luogo, come si intuisce facilmente dal nome, è la geografia che li accomuna. Tutti e quattro i paesi si affacciano sul Pacifico, motivo per cui hanno una naturale proiezione sul mercato asiatico. Non a caso, l’Ap ha suscitato attenzione e curiosità in tutta la comunità internazionale come dimostra la folta presenza di Stati terzi, tra osservatori e aspiranti membri, che partecipa ai vertici.

Per capire l’importanza che man mano sta assumendo l’Ap nel continente, basti vedere come anche il Mercosur – altro grande bastione commerciale del Sudamerica – stia cercando gradualmente di aprire il mercato, rimasto fino ad ora vittima delle velleità protezionistiche di Argentina e Brasile.

L’Ap è, probabilmente, la testimonianza più lampante di come la missione panamericana in Sudamerica sia pressochè agli sgoccioli. Le istanze una volta proposte dagli USA ai vicini sono state talmente tanto assimilate da alcuni paesi tanto da farne i più convinti difensori e promotori nel subcontinente. Che piaccia o meno, la strada da percorrere è questa. Forse lo ha capito Cuba che, riaprendo i dialoghi con gli Usa, sembra lentamente staccarsi dal cordone ombelicale dell’ALBA. L’ambizioso progetto dell’ALBA sembra correre su un binario morto, mentre i vicini dell’Ap, pur tra difficoltà e soste, procedono spediti sul binario parallelo.

Federico De Blasi

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