Zone Economiche Speciali: uno strumento di rilancio per l’economia regionale


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Martedì mattina presso l’Assemblea Regionale Siciliana ha avuto luogo un’importante riunione della Commissione per le Attività Produttive che, nella splendida cornice della sala Piersanti Mattarella, ha visto la partecipazione di innumerevoli rappresentanti delle forze politiche, nonché dirigenti, sindaci, rappresentanti delle associazioni e delle università siciliane. Tema centrale della discussione le ZES, Zone Economiche Speciali, un’opportunità di sviluppo non indifferente per il meridione e in particolare per la Sicilia.


Cosa sono le ZES

Le zone economiche speciali (ZES) vengono istituite in Italia dal D.L. 91/2017, anche conosciuto come “Decreto Sud”. Esso prevede l’introduzione di “nuovi strumenti volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del paese”.
Il decreto interessa le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e mira a favorire lo sviluppo economico ed imprenditoriale del Sud del paese attraverso l’introduzione di due importanti misure. La prima, denominata “Resto al Sud”, è volta a favorire e promuovere l’attività dei giovani imprenditori e delle loro aziende; essa è rivolta, infatti, ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti in una delle regioni specificate nel decreto e prevede lo stanziamento di finanziamenti sotto forma, in parte, di contributi a fondo perduto erogati dal soggetto gestore della misura e, in parte,  di prestito a tasso zero.
La seconda riguarda invece l’istituzione delle sopracitate ZES. Secondo quanto riportato dall’art.4 per Zona Economica Speciale si intende “una zona geograficamente limitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le  caratteristiche  stabilite  dal  regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre  2013  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio, collegata alla rete transeuropea  dei  trasporti  (TEN-T)”.
Essendo dunque situate in prossimità di aree portuali, le ZES nascono anche allo scopo di facilitare lo sviluppo di nuove forme di governo economico e nuove procedure amministrative e di accesso alle infrastrutture locali per rilanciare la competitività delle aree portuali del Meridione.
L’istituzione delle ZES avviene previa proposta da parte della regione interessata, che dovrà descrivere preventivamente le caratteristiche della zona identificata.
Il coordinamento delle Zone Economiche Speciali spetterà ad un Comitato di indirizzo, presieduto dal Presidente dell’Autorità Portuale e composto da un rappresentante della regione di riferimento, da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri e uno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per quanto concerne l’esercizio delle funzioni amministrative gestionali, il Comitato potrà usufruire della collaborazione del Segretario Generale dell’Autorità Portuale che, qualora fosse autorizzato dallo stesso Comitato, avrà potere di stipulare accordi e convenzioni quadro con banche e intermediari finanziari.
Proprio sugli aspetti puramente finanziari verte invece l’art. 5 del D.L. 91/2017, che prevede una serie di benefici e semplificazioni rispetto al regime ordinario di credito di imposta al Sud validi sia per le nuove imprese che per quelle già esistenti. Ne sono un esempio le procedure frutto di protocolli e convenzioni tra amministrazioni locali e nazionali, le accelerazioni dei termini procedimentali, nonché un canale di accesso privilegiato alle infrastrutture esistenti.
Oltre agli investimenti delle PMI, saranno poi eleggibili per il credito d’imposta investimenti fino a 50 milioni di euro, al fine di attrarre attori internazionali di grande importanza, anche dal punto di vista strategico, per favorire il trasporto marittimo e la movimentazione delle merci nei porti del Mezzogiorno.
Tali agevolazioni rimarranno fruibili per le sole aziende capaci di conformarsi ad alcune condizioni, di cui all’art.5 del medesimo D.L., ovvero:
Che l’impresa beneficiaria mantenga la propria attività all’interno della ZES per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento
Che l’impresa beneficiaria non versi in stato di liquidazione o scioglimento
Svolgerà in tal senso una stretta attività di controllo l’Agenzia per la coesione territoriale che, almeno ogni sei mesi, dovrà riferire l’esito dei controlli effettuati al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato per la coesione territoriale e il Mezzogiorno.

Il modello polacco

L’introduzione delle ZES in Italia arriva decisamente in ritardo rispetto che in altre parti del mondo. Tra i paesi traino in quest’ambito si registrano, in particolare, la Cina e il Qatar. Gli analisti ritengono invece che il modello appena adottato in Italia sia liberamente ispirato al modello già esistente in Polonia.
Qui l’introduzione delle ZES risale a prima che il paese fosse ammesso a far parte dell’Unione Europea, quindi ai primi anni 90. Vi esistono ben 14 ZES, per una superficie complessiva di circa 15.000 ettari. Le ZES sono state istituite in territorio polacco con legge del 20 Ottobre 1994, che prevede, come nel caso italiano, una serie di sgravi fiscali per le nuove imprese, nonché l’esercizio di attività economiche a condizioni speciali.


Le autorità polacche, entusiaste dei risultati già ottenuti, soprattutto per quanto concerne piccole e medie imprese, hanno prorogato la validità delle ZES fino al 2026 e hanno ulteriormente implementato il modello base da cui l’Italia ha preso spunto.
L’implementazione consisterebbe nella creazione di “sottozone”, ovvero nuovi spazi incorporati nelle zone già esistenti dove ubicare i nuovi insediamenti, il cui numero è statisticamente destinato a crescere nel prossimo decennio. Le sottozone sorgerebbero in corrispondenza di grandi snodi stradali e autostradali e in prossimità delle città e metropoli più importanti del paese. Il loro scopo sarebbe quello di facilitare ulteriormente l’attività economica e rendere le attività polacche ancor più appetibili per gli investitori esteri sfruttando, in maniera contingente, il recente e notevole sviluppo delle infrastrutture e delle reti di comunicazione.

La prima ZES in Italia: l’esperienza Campana

Alla fine di Marzo è stato approvato in Italia il primo Piano di Sviluppo Strategico della Zona Economica Speciale. L’iniziativa è partita dalla regione Campania, per “attrarre grandi investimenti industriali e logistici e incrementare l’occupazione produttiva in un ambito fortemente produttivo e strategico”. In un comunicato regionale recentemente rilasciato si legge inoltre che le ZES costituiscono “uno strumento che consente una più intensa crescita dei porti e delle aree industriali e logistiche nonché delle infrastrutture e della mobilità regionale”.
Il piano approvato è così strutturato:
– identificazione delle aree individuate, con l’indicazione delle porzioni di territorio interessate;
elenco delle infrastrutture esistenti nella ZES e delle infrastrutture di collegamento tra le aree non territorialmente adiacenti;
analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dall’istituzione della ZES;
– relazione illustrativa del Piano di Sviluppo Strategico, corredata di dati ed elementi che identificano le tipologie di attività che si intendono promuovere all’interno della ZES, le attività di specializzazione territoriale che si prevede di rafforzare e che dimostrano la sussistenza di un nesso economico-funzionale con le aree portuali;
– individuazione delle semplificazioni amministrative di propria competenza per la realizzazione degli investimenti che la Regione ha già adottato e si impegna ad adottare per le iniziative imprenditoriali localizzate nella ZES;
– indicazione dei pareri e delle intese con gli Enti locali e con tutti gli Enti interessati con riguardo alle attività funzionali del piano strategico;
– indicazione delle agevolazioni e delle incentivazioni che possono essere concesse dalla Regione;
– elenco dei soggetti pubblici e privati consultati per la predisposizione del Piano e le modalità di consultazione adottate e i loro esiti;
– nominativo del rappresentante della Regione nel Comitato di indirizzo;
– modalità con cui la Regione assicura l’espletamento delle funzioni amministrative e di gestione degli interventi di competenza regionale previsti nella ZES.

Le aree regionali interessate sono, in particolare, i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia e le relative aree retroportuali. In tali aree sono compresi gli aeroporti di Napoli e di Salerno; gli interporti “Sud Europa” di Marcianise-Maddaloni e “Campano” di Nola; gli agglomerati indutriali di Acerra, Arzano-Casoria-Frattamaggiore, Caivano, Torre Annunziata-Castellammare, Marigliano-Nola, Pomigliano, Salerno, Fisciano-Mercato San Severino, Battipaglia, Aversa Nord (Teverola, Carinaro, Gricignano), Ponte Valentino, Valle Ufita, Pianodardine e Calaggio; le aree industriali e logistiche di Napoli Est, Bagnoli, Nocera, Sarno, Castel San Giorgio e Contrada Olivola.

Prospettive sulle ZES in Sicilia

Sull’importanza e sulle potenzialità dell’introduzione delle ZES in Sicilia si è lungamente discusso nel corso dell’interessante incontro, svoltosi Martedì presso la sala Gialla del Palazzo Reale, tra la Commissione per le Attività Produttive e buona parte dei soggetti coinvolti nel percorso di istituzione delle Zone Economiche Speciali. Tra questi i principali rappresentanti delle forze politiche, rappresentanti della Autorità portuali, nonché dirigenti, sindaci, rappresentanti delle associazioni e delle università siciliane.


Dopo una serie di note introduttive di carattere politico e tecnico, esplicitate dall’Onorevole G. Cafeo, segretario della Commissione, si è aperto un vivo dibattito sull’esito che il decreto avrà entro i confini dell’isola.
É innanzitutto emerso che la superficie complessiva disponibile alle creazione delle ZES è pari a 5 mila 580 ettari, una superficie non da poco, svincolata peraltro dall’obbligo di adiacenza territoriale. Sembrerebbe che, dovendo le ZES sorgere in prossimità di Autorità di Sistema Portuale, le zone identificate per la loro istituzione sarebbero il Palermitano e il Catanese. Questo dato crea una prima fonte di problematicità: resterebbe infatti totalmente esclusa dai benefici economici ed amministrativi delle ZES l’intera fascia sud-est della regione. A tal proposito estremamente interessante si è rivelato l’intervento della professoressa M. Arena, docente presso l’Università degli Studi di Messina, che ha sottolineato l’importanza di un imprescindibile coinvolgimento della zona del Messinese in queste nuove e importanti politiche di sviluppo, al fine di arginare la possibilità di ritrovarsi presto di fronte ad una Sicilia “a due velocità”.
Proprio a questo aspetto ha più volte fatto riferimento l’onorevole Ragusa, presidente della III Commissione, il quale ha affermato: “Deve partire una proposta condivisa finalizzata a superare la logica che limita l’individuazione delle aree di Palermo e Catania, perché sedi di Autorità Portuale. Non possiamo accettare che territori come la fascia del sud-est possano essere esclusi dai benefici della ZES. Lavoreremo per creare le condizioni affinché ciò accada”.
Emerge dunque l’importanza di un intervento massiccio a favore della condivisione territoriale e della piena collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. L’opportunità di sviluppo offerta dall’introduzione delle ZES, d’altro canto, ne rende estremamente appetibile la creazione: si parla di un credito di imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni, di un dimezzamento dei tempi per le autorizzazioni e della drastica riduzione degli oneri amministrativi e istruttori. Ha continuato il presidente Ragusa: “La nostra volontà è quella di dare a tutti i territori una giusta opportunità. Chiederemo al Governo regionale di farsi carico di un’istanza per creare lo spazio in cui calare le ZES”.
Il primo passo verso l’individuazione delle ZES in territorio siciliano è già stato fatto: si tratta dell’istituzione di una Cabina di Regia che, con delibera di Giunta del 28 Marzo, dà seguito alla legge 123/2017 e al decreto del Presidente del Consiglio pubblicato lo scorso 26 Febbraio nella Gazzetta Ufficiale con cui si istituivano le ZES. La Cabina detiene un ruolo chiave in quanto sarà deputata all’elaborazione della proposta di istituzione delle ZES e alla trasmissione del Piano di Sviluppo Strategico al Presidente del Consiglio dei Ministri. Secondo quanto specificato nel documento dell’Assessorato per le Attività Produttive essa dovrà anche dar conto di “criteri e obiettivi di sviluppo perseguiti”, nonché delle “forme di coordinamento, ove necessario, con la pianificazione strategica portuale”. Quanto al Piano di sviluppo esso dovrà contenere, oltre che l’identificazione geografica delle ZES e il loro collegamento con le infrastrutture già esistenti nella regione, un’analisi delle attività previste e delle conseguenze della nuova organizzazione sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale. Importante anche la trattazione delle agevolazioni economico-finanziarie previste, nonché l’elenco di tutti gli attori coinvolti nelle attività da svolgersi all’interno delle ZES. Sarà inoltre fondamentale stabilire la portata degli investimenti effettuati in ciascuna ZES, poiché il credito d’imposta applicato sarà proporzionale al costo dei beni acquistati al 31 Dicembre 2020. Il limite massimo per il singolo progetto di investimento non dovrà superare i 50 milioni di Euro.
Alla luce di tutti i dati di cui sopra è evidente che le ZES, qualora gestite sapientemente, possono costituire un’importante occasione di sviluppo economico e di attrazione di investimenti. La sfida più importante per la Sicilia diviene oggi quella di tentare il superamento, per quanto difficoltoso, delle lungaggini burocratiche e delle contraddizioni della politica, al fine di lavorare efficacemente nell’ottica di uno sviluppo intelligente e duraturo, le cui ricadute non saranno unicamente di carattere economico, ma anche sociale. La disponibilità al dialogo della III Commissione sembra decisamente muoversi in questa direzione, lasciando trasparire una grande apertura al territorio, accompagnata da un approccio concreto e pragmatico.

Alessia Girgenti

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