Corea del Nord: Riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU


Corea del Nord: Riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

 

A seguito del lancio del missile intercontinentale (ICBM), avvenuto lo scorso 29 novembre, da parte della Corea del Nord verso le acque attigue al mare territoriale giapponese, registrando l’altitudine massima finora raggiunta di 4500 km, è stata convocata la mattina del 30 Novembre una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al fine di esaminare la questione e considerare le misure da adottare, di fronte alle nuove provocazioni missilistiche del regime di Pyongyang.

Durante la seduta, il Sottogretario per gli Affari Politici delle Nazioni Unite, Jeffrey Feltman, ha sottolineato il fatto che il missile lanciato dalla Corea del Nord potrebbe raggiungere, se lanciato ad una traiettoria standard, la distanza di 13.000 km. La Corea del Nord rappresenta una minaccia globale, dato il fatto che oramai è in grado di colpire obiettivi molto distanti dal proprio territorio. Città come Los Angeles, New York, Washington, sarebbero alla portata dei missili balistici nordcoreani. Ciò che ancora non è stato mostrato, e che quindi non può dare ancora una certezza, è la capacità di montare le testate nucleari sui missili, e lo sviluppo di un sofisticato sistema di puntamento.

Feltman ha quindi dichiarato che al Consiglio di Sicurezza è affidato il compito di fare tutto il possibile per evitare un escalation militare che potrebbe portare allo scontro nucleare. A tal proposito il Sottosegretario ha convocato il rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Corea del Nord, per ricevere il messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel quale si invita la Corea del Nord a “desistere da ogni ulteriore azione contraria ai trattati e alle risoluzioni delle Nazioni Unite.”

L’ ambasciatrice statunitense, Nikki Haley, ha dichiarato che Pyongyang “avvicina il mondo alla guerra” e avverte che “se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto.” Gli Stati Uniti chiedono nuovamente di fare fronte comune con la Cina, puntando a nuove sanzioni. Alla Cina si chiede in particolare di fermare le forniture di petrolio a Pyongyang e di puntare ad una completa “denuclearizzazione” della Corea del Nord.

La Francia e la Russia auspicano una soluzione politica alla nuclearizzazione della Corea del Nord. Tuttavia, l’ambasciatore russo dichiara che le esercitazioni militari in Corea del Sud a guida statunitense, dovrebbero cessare al fine di mettere in condizione entrambe le parti ad un accordo diplomatico, piuttosto che esporlo ad un conflitto militare.

L’Italia, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, ha evidenziato il rispetto delle sanzioni finora imposte al regime di Pyongyang, invitando gli Stati aderenti al Comitato delle Sanzioni istituito dalla risoluzione 1718 del 2016, a presentare i propri report sull’implementazione delle sanzioni entro il 12 dicembre 2017. L’impegno politico del nostro paese è stato lodato dal Segretario di Stato USA Tillerson, per “la campagna di pressione diplomatica ed economica contro Pyongyang”, accompagnata dall’espulsione dell’ambasciatore nordcoreano dal nostro Paese.

I prossimi impegni del Consiglio di Sicurezza, saranno rispettivamente un’ulteriore seduta richiesta dal Giappone, in cui sarà verosimilmente adottata una nuova Risoluzione o uno Statement che conterrà nuove stringenti sanzioni per il regime nordcoreano, e una seduta in cui si discuterà sulla situazione umanitaria del popolo nordcoreano.

Il Sottosegretario Feltman, ha infatti evidenziato che il 70% della popolazione norcoreana è a rischio denutrizione, e che è necessario fare appello alle Organizzazioni Umanitarie al fine di arrestare questo fenomeno.

In conclusione è utile tracciare un breve quadro complessivo della situazione sulla sicurezza del Nord-est Asiatico.

La Corea del Nord, può ad oggi essere riconosciuta come potenza nucleare a tutti gli effetti. Una Corea del Nord nuclearizzata costituisce una minaccia sia per gli Stati Uniti che della Cina.

Gli Stati Uniti vedono la Corea del Nord, come una minaccia ai propri alleati nel Nord est asiatico, come la Corea del Sud e il Giappone che possono essere attaccati da Pyongyang anche con armi convenzionali, ma conservando la deterrenza nucleare che scoraggia qualsiasi azione militare preventiva sul territorio nordcoreano. Adesso peraltro, i missili nordcoreani possono raggiungere gli Stati Uniti, quindi costituiscono un potente deterrente per Washington ad ogni azione preventiva.

La Cina dal canto suo, non vede di buon occhio una Corea del Nord nuclearizzata, poichè mira ad una stabilità soprattutto economica e finanziaria nell’area del nord-est asiatico, che a causa della tensione provocata dai test missilistici, viene messa a serio rischio. Tuttavia, da un’altra prospettiva, Pechino non accetterebbe mai la cancellazione del regime di Pyongyang, poichè si ritroverebbe l’esercito americano ai propri confini. Se la Cina dovesse scegliere tra una Corea del Nord nuclearizzata o una Corea del Nord annientata, preferirebbe la prima opzione.

Il giovane leader, Kim Jong Un, viene dipinto al giorno d’oggi quasi come un folle che vorrebbe provocare la terza guerra mondiale, o come viene chiamato dal presidente  Donald Trump, un “little rocket man”, “piccolo uomo missile”. L’attore nordcoreano è un attore estremamente razionale nell’equilibrio di potenza nella regione del nord-est asiatico, perchè conosce le sorti che sono toccate a Saddam Hussein in Iraq e a Gheddafi in Libia, e quindi usa il deterrente nucleare per scongiurare qualsiasi tentativo di “regime change” che sia legittimato o no dalla Comunità Internazionale.

L’opzione di una proposta di “denuclearizzazione” nel breve periodo della Corea del Nord è da escludere e non sarebbe mai accettata da Kim Jong Un. Semmai, un “riconoscimento” di Pyongyang come potenza nucleare da parte della Comunità Internazionale potrebbe portare nel lungo periodo a convincere la Corea del Nord a discutere su una graduale declunearizzazione, seguita però da una graduale smilitarizzazione del confine sudcoreano e una cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud al confine stabilito al 38° parallelo.

 

Danilo Lo Coco

 

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