In dialogo con Nury Kim, Direttrice dell’Istituto Culturale Coreano in Italia: 141 anni di relazioni diplomatiche tra storia, cultura e futuro condiviso


Intervista a cura di Alessia Girgenti

 

Nel 2025 si celebrano i 141 anni dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea del Sud, un legame che si è evoluto nel tempo attraverso scambi economici, politici e culturali. In questo articolo esploriamo il ruolo centrale della diplomazia culturale nel rafforzare il dialogo tra i due Paesi con un’intervista a Nury Kim, Direttrice dell’ Istituto Culturale Coreano in Italia, con uno sguardo sul presente e sulle prospettive future di una relazione  culturale sempre più dinamica e profonda.


 

Nel 2025, Italia e Corea del Sud celebrano i 141 anni dall’instaurazione delle loro relazioni diplomatiche, avviate formalmente nel 1884 con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio tra il Regno d’Italia e il Regno Joseon. Nonostante una battuta d’arresto iniziata nel 1905, in virtù dell’instaurazione del protettorato giapponese sulla penisola coreana, e conclusasi formalmente nel 1956 al termine sia del secondo conflitto mondiale che della guerra di Corea, i rapporti tra i due Paesi si sono progressivamente consolidati, evolvendosi da un semplice scambio commerciale a una collaborazione strategica che oggi abbraccia numerosi ambiti: dall’economia alla diplomazia multilaterale, dalla tecnologia all’istruzione, fino alla cultura.

Proprio l’ambito culturale, che assume un ruolo centrale nella costruzione di un dialogo internazionale profondo e duraturo, è il focus di questo approfondimento, che si propone di valorizzare uno scambio lungo 141 anni, fondato sul rispetto e sull’attenzione alle rispettive identità nazionali: la Corea del Sud, protagonista di un imponente sviluppo economico e tecnologico nel secondo dopoguerra, ha investito con crescente convinzione nella promozione globale della propria cultura – un fenomeno noto come Hallyu (l’onda coreana); l’Italia, a sua volta, vanta una tradizione artistica e umanistica secolare, radicata in una cultura materiale e immateriale che ha profondamente influenzato la civiltà occidentale. L’incontro tra queste due eredità culturali ha dato origine a una cooperazione culturale sempre più ricca e articolata.

A testimonianza di questa evoluzione, nel novembre 2023, la visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella a Seul ha segnato una nuova fase nelle relazioni bilaterali, culminata nella designazione del 2024-2025 come “Anno dello Scambio Culturale Italia-Corea”. Questo biennio è stato pensato non solo per intensificare gli scambi artistici e accademici, ma anche per promuovere una diplomazia culturale capace di avvicinare le società civili e rafforzare il dialogo interculturale.

Un riconoscimento istituzionale di tale importanza richiede una riflessione ulteriore sulle ragioni dell’interesse verso il modello di diplomazia culturale adottato dalla Corea, che ha fatto del soft power e del suo esercizio uno dei punti forti della sua politica nazionale ed estera.

La diplomazia culturale coreana ha infatti conosciuto un’evoluzione straordinaria negli ultimi decenni: dopo la guerra di Corea (1950–1953) e un lungo periodo di isolamento e ricostruzione, la Corea del Sud ha iniziato un processo di modernizzazione che ha incluso, a partire dagli anni ’90, un ripensamento strategico della propria presenza internazionale anche in ambito culturale.

In particolare, fu con l’avvento della cosiddetta Hallyu – termine coniato alla fine degli anni ’90 per descrivere la crescente popolarità dei prodotti culturali coreani in Asia – che il governo coreano cominciò a riconoscere istituzionalmente il valore geopolitico della cultura come vettore di influenza, creando una vera e propria industria culturale nazionale, sostenuta attivamente da politiche pubbliche. Il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Corea del Sud ha avuto un ruolo cruciale nello sviluppo di questa strategia, promuovendo la cultura coreana all’estero non solo attraverso eventi, festival e istituti culturali, ma anche con programmi di sostegno all’industria creativa, alla traduzione letteraria, al cinema, al design e alla gastronomia.

Nel 2009 è stato creato il Korean Cultural Center Global Network, una rete globale di Istituti Culturali Coreani con sedi in oltre 30 Paesi, con la missione di presentare la cultura coreana in tutte le sue sfaccettature – tradizionale, popolare e contemporanea – attraverso un approccio integrato e partecipativo.

Questo modello ha segnato un passaggio importante: la cultura come strumento di soft power, capace di rafforzare la reputazione internazionale della Corea e di creare relazioni durature con i cittadini di altri Paesi, oltre la mera diplomazia istituzionale. La diplomazia culturale coreana non è solo intrattenimento o esportazione di contenuti: include una profonda attenzione alla preservazione del patrimonio immateriale, alla cooperazione accademica, al dialogo interculturale e alla formazione condivisa.

La Corea ha così trasformato la propria storia e identità culturale in una leva diplomatica d’avanguardia, capace non solo di attrarre l’attenzione internazionale, ma anche di costruire alleanze culturali solide fondate sulla fiducia, il rispetto e la creatività condivisa. Il dialogo con l’Italia, Paese storicamente sensibile alla diplomazia culturale e che pure ha ancora da imparare su come muoversi efficacemente nello scenario culturale del capitalismo contemporaneo, rappresenta uno degli esempi più riusciti di questa strategia.

In questo ampio scenario si inserisce il lavoro dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, che ha sede a Roma e si occupa della promozione della cultura coreana in Italia. Diretto attualmente da Nury Kim, l’Istituto si è distinto per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione, offrendo al pubblico italiano esperienze immersive in vari ambiti: dalla lingua al cinema, dalla carta Hanji alla moda tradizionale, dal Taekwondo alle arti performative.

Abbiamo avuto il piacere di dialogare con la Direttrice Kim che, nell’intervista che segue, ripercorre i momenti salienti della cooperazione culturale tra i due Paesi, raccontando non solo i progetti realizzati, ma anche la filosofia che guida l’attività dell’Istituto: quella di costruire ponti autentici tra due culture millenarie, che condividono un profondo rispetto per l’arte, la bellezza e il patrimonio immateriale. Con uno sguardo rivolto al futuro, l’intervista si sofferma anche sul potenziale di collaborazione tra artisti e istituzioni italiane e coreane in una prospettiva globale, capace di affrontare le sfide contemporanee attraverso il linguaggio universale della cultura.

 

Quest’anno si celebrano 141 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Corea del Sud. Come si sono evoluti i rapporti culturali tra i due Paesi dal 1884 ad oggi? C’è stato un momento simbolico, un evento o un progetto culturale che a suo avviso li ha particolarmente rafforzati? 

Negli ultimi 141 anni, la Corea e l’Italia hanno sviluppato una cooperazione reciproca in vari ambiti della cultura e delle arti, tra cui spettacoli, mostre, cinema e gastronomia. In particolare, l’Accordo Culturale firmato nel 1965 ed entrato in vigore nel 1970 ha consolidato le basi istituzionali per tali scambi. Inoltre, la visita di Stato in Corea del Presidente Sergio Mattarella nel novembre 2023 ha rappresentato un’importante occasione per designare il biennio 2024-2025 come “Anno dello Scambio Culturale Italia e Corea 2024-2025”, intensificando ulteriormente la cooperazione culturale. Sono stati organizzati numerosi eventi culturali in entrambi i Paesi, e gli scambi tra artisti e istituzioni si sono ampliati in maniera significativa. Ritengo che ciò abbia offerto ai cittadini di entrambe le nazioni l’opportunità di comprendere e apprezzare più profondamente le rispettive culture.

Qual è, secondo lei, l’eredità più importante di questi 141 anni di relazioni per entrambi i Paesi?

Nel corso di 141 anni, i nostri due Paesi hanno costruito un rapporto di fiducia e comprensione reciproca, fondato sul rispetto e sulla profonda conoscenza delle rispettive culture. Corea e Italia sono entrambe nazioni con una lunga storia e una ricca tradizione artistica, e il percorso di scambio e collaborazione che abbiamo condiviso, valorizzando diversità e creatività, costituisce di per sé un patrimonio significativo.

In che modo l’Istituto Culturale Coreano contribuisce a rafforzare i legami tra Italia e Corea? Quali sono le attività o i progetti più significativi che avete realizzato in Italia negli ultimi anni?

Dalla sua inaugurazione nel 2016, l’Istituto Culturale Coreano ha svolto un ruolo fondamentale nella promozione della cultura coreana in Italia e nel rafforzamento degli scambi culturali tra istituzioni e artisti dei due Paesi. Abbiamo realizzato numerosi programmi di cooperazione nei settori del K-POP, del cinema, delle arti performative, delle mostre, della cucina, del Taekwondo e dell’insegnamento della lingua coreana.

Recentemente, fino ai primi giorni di settembre, il nostro Istituto ha ospitato con grande successo la mostra “Hanji – Sperimentazioni 2025”, in cui gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma hanno realizzato opere d’arte con la carta tradizionale coreana Hanji prodotta da loro stessi, utilizzando una tinozza tradizionale coreana donata dall’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia.

A luglio abbiamo inoltre organizzato un workshop rivolto a restauratori dei Musei Vaticani e di altre città italiane, per trasmettere le tecniche tradizionali coreane di tintura naturale su carta Hanji. Si tratta di un esempio rappresentativo di scambio culturale sostenibile, volto a impiegare l’Hanji in ambiti concreti come l’arte e il restauro del patrimonio.

Inoltre lo scorso giugno, sulle mura esterne del Colosseo – monumento simbolico d’Italia – sono state proiettate delle opere multimediali ispirate alla natura e all’arte di entrambi i Paesi, tra cui il tradizionale motivo coreano dei “Dieci simboli di longevità” (Sipjangsaengdo).

Allo sviluppo del progetto hanno partecipato artisti come Lee Lee Nam, esponente di spicco dell’arte mediatica coreana, insieme agli italiani Andrea Bucci e Vincenzo Marsiglia, nonché tre giovani rappresentanti del team “Korea Round”. Questo evento ha aperto una nuova frontiera nello scambio culturale, unendo l’arte e la tecnologia contemporanea dei due Paesi. 

Esiste una “via italiana” alla fruizione della cultura coreana? Gli italiani cosa apprezzano di più della Corea e in che modo rispondono alle attività che proponete?

Nel presentare la cultura coreana, non adottiamo un approccio unidirezionale, ma promuoviamo lo scambio e la cooperazione in forma bidirezionale, tenendo conto della cultura e della sensibilità locali italiane.

In passato, il maggiore interesse era rivolto ad ambiti come il K-POP, cinema e serie televisive. Oggi, però, l’attenzione si è ampliata a molti altri ambiti come la lingua coreana, la cucina, l’abbigliamento tradizionale (Hanbok), le arti performative tradizionali, la letteratura e la carta Hanji.

Gli spettacoli, le mostre, i workshop e i corsi che organizziamo registrano spesso il tutto esaurito già in fase di prenotazione, e il numero di follower sui nostri canali social è in costante aumento. 

Le celebrazioni dell’anniversario delle relazioni diplomatiche sono state ricche di eventi, quali sono stati secondo lei i più rilevanti e significativi, anche in relazione alla risposta del pubblico che vi ha preso parte?

Abbiamo organizzato numerosi eventi significativi, ma tra tutti desidero citare la sfilata di Hanbok che si è tenuta nell’ottobre 2024 in occasione del 140° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e della Festa Nazionale della Repubblica di Corea designata dall’Ambasciata coreana a Roma.

Venticinque modelli, coreani e italiani, hanno sfilato indossando una varietà di Hanbok, tra cui abiti di corte solenni ed eleganti, nonché reinterpretazioni moderne dell’abbigliamento tradizionale.

Hanno partecipato circa 800 ospiti, tra cui rappresentanti delle istituzioni italiane, membri del corpo diplomatico e giornalisti. Il pubblico locale ha mostrato grande apprezzamento per la bellezza degli Hanbok.

Il quotidiano “Il Messaggero” ha dedicato un articolo all’evento con il titolo “Vestire alla coreana diventa glamour: così le pop star rilanciano la tradizione”.

C’è stata collaborazione con istituzioni culturali italiane per queste celebrazioni? Se sì, quali? Come si è concretizzata questa collaborazione?

Nel campo dello scambio culturale, la collaborazione con le istituzioni locali è di fondamentale importanza. Abbiamo realizzato vari eventi grazie al supporto attivo del Ministero della Cultura e del Ministero degli Affari Esteri italiani, dei comuni, dei musei, dei teatri e degli enti educativi.

Ad esempio, la proiezione mediatica sulla facciata del Colosseo è stata possibile grazie alla collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo e il Comune di Roma.

Collaboriamo anche con il mondo dell’istruzione: il nostro Istituto accoglie studenti di scuole elementari, medie, superiori e università per programmi esperienziali dedicati alla cultura coreana.

Inoltre, organizziamo festival culturali coreani direttamente presso le scuole in tutta Italia. Continueremo a impegnarci per far conoscere la cultura coreana in ogni angolo d’Italia.

Come si bilancia, nei vostri programmi, la valorizzazione della tradizione coreana con la promozione della Corea contemporanea?

La cultura tradizionale rappresenta le radici dell’identità coreana, mentre la cultura contemporanea riflette il presente. Il nostro approccio non è basato sull’opposizione tra le due, bensì sulla loro continuità.

Ad esempio, presentiamo l’Hanbok in forma di sfilata contemporanea, oppure proponiamo performance multidisciplinari che combinano la musica tradizionale coreana (Gugak) con la danza moderna.

Riteniamo che queste forme espressive offrano al pubblico italiano emozioni nuove e ispirazioni creative.

Come immagina il futuro delle relazioni culturali tra i due Paesi nei prossimi 10 o 20 anni?

In futuro, mi auguro che gli artisti dei due Paesi possano collaborare sempre più frequentemente alla creazione di opere comuni, da presentare non solo in Corea e in Italia, ma anche su palcoscenici internazionali.

Faremo del nostro meglio affinché i nostri popoli possano avvicinarsi e comprendersi sempre più profondamente attraverso la cultura.

L’intervista alla Direttrice Nury Kim ci offre uno sguardo privilegiato su un esempio virtuoso di diplomazia culturale, in cui la cultura non è solo veicolo di promozione nazionale, ma strumento concreto di dialogo e comprensione reciproca. Le relazioni tra Italia e Corea del Sud, forti di una storia lunga oltre un secolo, dimostrano come il confronto tra tradizioni millenarie, identità artistiche e sensibilità contemporanee possa generare nuove forme di cooperazione, capaci di andare oltre le barriere linguistiche, geografiche e politiche.

In un’epoca segnata da rapide trasformazioni globali e da sfide comuni, la cultura si afferma sempre più come terreno fertile per costruire relazioni sostenibili, inclusive e creative. Il lavoro dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, come emerge chiaramente dalle parole della sua Direttrice, rappresenta un modello di come la diplomazia del XXI secolo possa e debba fondarsi sulla partecipazione delle comunità e sulla valorizzazione condivisa del patrimonio immateriale.

Guardando al futuro, le iniziative culturali tra Italia e Corea del Sud non si limitano a celebrare un anniversario, ma pongono le basi per un nuovo modo di intendere la collaborazione internazionale: non come semplice scambio, ma come costruzione congiunta di significati, in cui arte, storia, innovazione e memoria diventano strumenti di convivenza e co-creazione. In questo senso, la cultura non è soltanto ciò che ci distingue, ma ciò che più di ogni altra cosa può arricchire ed unirci.

 

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