L’Africa guarda al futuro: raggiunto l’accordo sulla creazione della più grande area di libero scambio a livello globale


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Nell’era dei sovranismi e delle guerre commerciali, lo scorso 7 luglio, durante una riunione straordinaria dell’Unione Africana (UA[i]) tenutasi a Niamey, capitale del Niger, è stato dato l’avvio a quella che rappresenterà l’area di libero scambio più estesa al mondo, l’AfCFTA(African Continental Free Trade Area). Tra le personalità politiche di spicco presenti al summitsi possono annoverare il presidente nigerino Mahamodou Issoufou, il presidente di turno dell’UA, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e il presidente della Commissione africana, il ciadiano Moussa Faki. Tale area di scambio coprirà un totale di più di un miliardo di consumatori e di circa due triliardi di dollari di PIL in totale[ii].

Il percorso per giungere a tale decisione è stato al contempo rapido e tortuoso. Già a partire dal 2012, in seno ad un vertice dei capi di Stato e di Governo tenutosi in seno all’Unione Africana, si raggiunse un accordo di massima affinché venissero organizzati, negli anni successivi, degli appositi incontri multilaterali per approfondire il tema della creazione di un’area di libero scambio continentale. Tra il 2012 e il 2017 ebbero luogo ben otto rounddi negoziati e tavole rotonde tra esperti, il cui risultato finale è rappresentato dalla stipula di un accordo quadro generale da parte di 44 paesi su 55 nel marzo 2018 presso la capitale rwandese di Kigali. L’accordo, seppur inizialmente depotenziato dalla mancata firma della seconda potenza economica continentale, vale a dire la Nigeria, è entrato pienamente in funzione lo scorso 30 maggio successivamente alla ratifica avvenuta da parte del ventiduesimo paese contraente, il Gambia[iii].

Nel corso degli ultimi due mesi, con l’aumento delle pressioni internazionali e grazie all’attivismo politico e diplomatico di alcuni leader africani, tra cui spiccano il presidente nigerino Issofou e quello rwandese Kagame, hanno aderito definitivamente all’accordo tutti gli Stati appartenenti all’Unione Africana, eccetto l’Eritrea. La Nigeria, che in un primo momento aveva opposto il veto a tale intesa, è divenuto il venticinquesimo Paese a procedere con la ratifica formale dell’accordo lo scorso 7 luglio. L’obiettivo di tale intesa è quello di incrementare il commercio infracontinentale tra i Paesi africani: secondo alcuni dati, i Paesi africani finora hanno raggiunto una percentuale di scambio commerciale reciproco del 17%, contro una media del 70% raggiunta invece dai Paesi europei. Tale trattato, dunque, rappresenterebbe il primo passo compiuto in previsione della successiva creazione di una vera e propria unione doganale e, infine, monetaria[iv].

Entrando nello specifico, per facilitare gli scambi è prevista la rimozione delle tariffe doganali interne del 90% su materie prime, prodotti e servizi, consentendo la residuale applicazione dei dazi soltanto nei settori economici più deboli o giudicati di interesse strategico nazionale dallo Stato aderente. Secondo le stime, questo porterebbe dei benefici immediati nel breve periodo, raddoppiando il valore attuale degli scambi commerciali nell’arco di appena un triennio. Da ciò deriverebbe un secondo vantaggio di facile realizzazione, ovvero la presenza di maggiori incentivi alla diversificazione delle economie africane derivante dall’aumento della produzione e commercializzazione delle materie prime interne e la contemporanea crescita di un settore industriale più forte e dinamico. Tali fattori, infatti, non solo indirizzerebbero l’economia africana verso un maggior grado di indipendenza rispetto al contesto internazionale, ma avrebbero effetti positivi sull’aumento del tasso di occupazione e dell’intercettazione di maggiori investimenti esteri[v].

Tra i possibili rischi da prendere in considerazione, il primo da valutare è quello relativo alla creazione del cosiddetto effetto dumping: dato che molti Paesi hanno già sottoscritto accordi commerciali bilaterali con partneresterni, tra cui in primisla Cina, il rischio concreto è che in assenza di una definizione specifica su cosa si intenda per merce “made in Africa”, le potenze straniere potrebbero sfruttare tale vulnus per aumentare il livello generale delle proprie esportazioni, accedendo indirettamente ad un mercato più ampio e libero da barriere doganali di ingresso. In secondo luogo, un altro nodo da risolvere è quello relativo alla carenza di infrastrutture: se in passato l’obiettivo delle potenze colonizzatrici era quello di potenziare le aree portuali per permettere un collegamento commerciale più agevolato con la madrepatria, adesso sarebbe invece necessario il potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari interni al continente. In terzo luogo, un ulteriore problema è rappresentato dall’eccessiva eterogeneità delle varie economie del continente, soprattutto da un punto di vista industriale: al di là degli effetti positivi che tale accordo avrà nel lungo periodo a favore delle economie di tutti i Paesi aderenti, in un primo momento gli effetti propulsivi verrebbero maggiormente sfruttati dagli Stati che possono già contare su una buona base industriale o su un buon surplus di materie prime, soprattutto in ambito agricolo o minerario[vi].

Per concludere, appare utile allargare lo sguardo a livello globale per capire la reazione delle maggiori potenze, Stati Uniti e Cina in testa, rispetto a tale accordo storico. Per quanto riguarda gli Stati Unti, come stabilito all’interno della nuova “Africa Strategy” creata dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, gli Stati Uniti beneficerebbero di tale accordo per due ragioni: in primo luogo, attraverso la creazione di un Segretariato Generale africano che si occupi della gestione e della definizione del quadro regolatorio generale, diverrebbe più semplice per l’amministrazione americana la negoziazione di un nuovo accordo commerciale di largo respiro con un unico soggetto giuridico; in secondo luogo, con l’eventuale accesso ad un mercato di materie prime e manufatti a basso costo, le industrie americane potrebbero dedicarsi interamente alla produzione di beni e servizi ad alta specializzazione e ad alto valore aggiunto, soprattutto nell’ambito dei servizi e della tecnologia[vii].

Passando alla Cina, invece, essa trarrebbe vantaggio da questo accordo sotto vari aspetti. In primo luogo, data la necessità di nuove infrastrutture per poter migliorare i collegamenti interni nel continente africano, il Governo cinese avrebbe gioco facile nell’aumentare la propria influenza economica e politica attraverso l’erogazione di nuovi capitali ed investimenti a favore dei Paesi africani all’interno del quadro della “Belt and Road Initiative[viii]. Inoltre, come nel caso degli Stati Uniti, l’economia cinese potrebbe beneficiare dell’acquisto e dell’importazione di materie prime a basso costo africane per migliorare ulteriormente la competitività della propria produzione industriale[ix].

Enrico Cocina

 

Per approfondire:

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lafrica-si-apre-anche-se-stessa-23352

[i]Organizzazione internazionale africana istituita nel 2002 in Sudafrica e che ha sostituito la precedente Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), nata nel 1963 nel periodo della cosiddetta “decolonizzazione”.

[ii]https://www.brookings.edu/blog/africa-in-focus/2019/02/22/figures-of-the-week-increasing-intra-regional-trade-in-africa/

[iii]https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/niger-al-laccordo-commerciale-che-rivoluzionera-lafrica-23452

[iv]https://www.nytimes.com/aponline/2019/07/07/world/africa/ap-af-africa-free-trade-area.html

[v]https://fortune.com/2019/05/25/africa-free-trade-agreement/

[vi]http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01098607.pdf

[vii]https://nationalinterest.org/feature/africa%E2%80%99s-new-free-trade-area-great-news-america-62407

[viii]Iniziativa strategica avviata dal governo della Repubblica Popolare Cinese volta a migliorare i collegamenti commerciali, sia terrestri che marittimi, con i Paesi dell’area euro-asiatica.

[ix]https://www.china-briefing.com/news/china-set-cash-new-african-free-trade-agreement/

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