la Bestia nera della Casa Bianca : La Siria di Assad


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L’attuale crisi siriana, scoppiata agli inizi del 2011, non è altro che l’ennesimo effetto collaterale dei numerosi tentativi da parte delle amministrazioni americane, succedute dal 1983 ad oggi, di rovesciare il regime della dinastia degli Al Assad.

Sin dai tempi dell’insurezione islamista di Hama, nel 1982, la Siria degli Assad è stata vittima di continue e gravi ingerenze nei propri affari interni : Dall’addestramento militare dei leader dell’opposizione islamista negli anni ottanta, alle ‘’spontanee’’ proteste esplose in tutto il paese, sino ad arrivare alla formazione di una forza multinazionale di mercernari destinata a seminare il germe della guerra civile tra le strade della Siria. Questo tramite il sostegno, non tanto velato, degli alleati americani della regione, inclusa l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia, La Giordania, Israele. Ed è cosi che negli ultimi trent’anni la Repubblica Araba Siriana si è ritrovata con le frontiere completamente circondate, convivendo con lo spettro della destabilizzazione politica.

 Il Dossier : “Bringing Real Muscle to Bear Against Syria”

(Mostrare I muscoli contro la Siria)

Documenti declassificati della CIA apparsi recentemente nellUS NATIONAL ARCHIVE danno un quadro generale dei tentativi da parte delle varie amministrazioni americane, succedute dal 1983 ad oggi, di rovesciare il regime di Damasco, tentando varie volte di minare le relazioni tra la repubblica araba siriana, il confinante Libano e l’alleato storico degli Assad : l’Iran. Questo con l’obbiettivo di provocare un effetto a catena nella regione e destabilizzare cosi tutti quei governi che rappresentavano e rappresentano ancora oggi un ostacolo agli interessi regionali della Casa Bianca.

Un documento CIA del 14 settembre 1983, firmato dall’ex agente della CIA Graham Fuller intitolato ” Bringing Real Muscle to Bear Against Syria (mostrare i muscoli contro la Syria) afferma :

’La Siria attualmente strozza gli interessi degli Stati Uniti – sia in Libano che nel Golfo – attraverso la chiusura del gasdotto verso l’Iraq che minaccia di internazionalizzare il conflitto irano- irachena.  Gli Stati Uniti dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità di aumentare le pressioni intorno al regime degli Al Assad orchestrando possibili mosse militari dei tre stati confinanti e ostili al Regime : Iraq, Israele e Turchia.

‘’L’Iraq, in forte difficoltà in seguito alla guerra del golfo (contro l’Iran), potrebbe condurre limitati attacchi aerei in Siria con l’obbiettivo di far riaprire il gasdotto’’

Il report continua :

‘’ Israele potrebbe aumentare le tensioni lungo il confine libanese – siriano senza però andare in guerra.

‘’ la Turchia sta considerando la possibilità di intraprendere un azione militare unilaterale contro campi terroristici nel nord della Siria, e non esiterà ad utilizzare un linguaggio diplomatico minaccioso contro la Siria per la risoluzione di questo problema ‘’

 ‘’Al cospetto di tre fronti belligeranti, Assad potrebbe abbandonare l’idea di chiudere il gasdotto. Tale situazione potrebbe alleggerire la pressione economica sull’Iraq, e forse l’Iran sarà costretta a portare la guerra verso una conclusione’’

Il documento CIA espone in maniera chiara l’influenza degli Stati Uniti d’America nella regione. Non è quindi un mistero che Stati come Israele e Turchia mostrino sottomissione verso gli interessi americani nella regione. Come anche non rappresenta un mistero il fatto che buona parte delle azioni politiche condotte dagli attori politici sopracitati sono stati spesso dettati non da interessi nazionali bensì da quelle imposte da Washington.

Continuando ad analizzare questi documenti declassificati possiamo notare la presenza di una varietà di pretesti per giustificare un possibile azione militare turca nel nord della Siria. Il documento afferma :

’La Turchia, irritata dal sostegno siriano al terrorismo armeno, al terrorismo dei curdi iracheni nell’area del Kurdistan vicina ai confini turchi, e a quella dei terroristi turchi operanti nel Nord della Siria, sta considerando l’idea di lanciare un attacco militare unilaterale contro i campi d’addestramento terroristi presenti nel nord della Siria. Virtualmente tutti gli Stati arabi proveranno simpatia per l’Iraq’’

La situazione descritta in questi documenti declassificati datati 1983, se paragonati a quella attuale, non ci rivelano altro che la continuazione di un’unica e vecchia linea politica.


Gli attori coinvolti nella Guerra in Siria

Gli attori coinvolti nella Guerra in Siria


Una linea politica lunga dieci anni :

La Brooking institution, organizzazione Think Thank con sede a Washington, ha pubblicato nel 2012 un report dal titolo : Salvare la Siria : valutazione delle opzioni per un cambio di regime (Saving Syria: Assessing Options for Regime Change) che afferma :

Damasco continua ad essere ostile verso Israele, supportando da tempo gruppi terroristici come Hezbollah e Hamas, e ci fu un periodo in cui aveva persino supportato alcuni elementi di Al Qaeda presenti in Iraq. Un collasso del regime quindi non potrà che offrire benefici agli Stati Uniti e ai suoi alleati nella regione

” Damascus is steadfast in its hostility toward Israel, and Assad’s regime is also a longtime supporter of terrorist groups like Hizballah and Hamas, and has at times aided al-Qa’ida terrorists andelements in Iraq. The regime’s collapse, therefore, could have significant benefits for the United States and its allies in the regio former regime ”

Il documento continua :

” Israele potrebbe posizionare le proprie forze nei pressi delle alture del Golan. Agendo cosi, non potrà che distogliere l’attenzione del regime nella guerra contro l’opposizione. Tale situazione potrebbe incutere paura ad Assad evocandogli la possibilità di una guerra su più fronti, sopratutto se la Turchia agirà allo stesso modo dalle sue frontiere e se l’opposizione siriana verrà costantemente addestrata e rifornita di armi e munizioni. Tale situazione non potrà che spingere la leadership militare siriana a deporre Assad pur di salvarsi ”

Il documento inoltre suggerisce possibili opzioni affinché gli Stati Uniti raggiungano l’obbiettivo :

  • Rimuovere il regime attraverso la diplomazia
  • Coercizione contro il regime attraverso l’uso delle sanzioni e l’isolamento diplomatico
  • Armare un opposizione siriana per rovesciare il regime
  • Inizio di una campagna militare aerea in sostegno all’opposizione (come in Libia)
  • Rovesciare direttamente il regime attraverso un invasione della Siria con una coalizione di forze militari a guida USA.
  • Partecipare a una campagna multilaterale a guida NATO per rovesciare Assad e ricostruire la Siria.

Se trent’anni fa l’obbiettivo era la semplice riappertura di un gasdotto considerato di vitale importanza durante la guerra imposta tra Iran e Iraq, l’obbiettivo attuale è il completo abbattimento del regime e la sua sostituzione con un governo sotto i diretti comandi del Washington Consesus.

Fratelli musulmani e interessi USA

Durante la guerra imposta tra Iran e Iraq, negli anni ottanta, la fratellanza musulmana, sostenuta dall’amministrazione americana capitanata da Ronald Reagan, prese il controllo della città di Hama, una città nel centro della Siria. Il regime degli Al Assad liquidò in una settimana il problema bombardando la città per una settimana causando tra le sei mila e le ventimila vittime. Come nei fatti di Hama del 1982, la crisi del 2011 che ha condotto il paese verso la guerra civile è stata causata da movimenti radicali di matrice islamista.

Secondo un articolo pubblicato nel 2007 dal premio pulitzer Seymour Hers, la crisi siriana scoppiata nel 2011 non è altro che l’ultimo stadio di un piano politico studiato durante l’amministrazione Bush :

’La pianificazione, l’addestramento e la preparazione di tali elementi cominciarono soltanto nel 2007 sotto l’ammistrazione di George Bush ‘’

L’articolo continua riportando l’incontro avvenuto tra Walid Jublat, leader della minoranza drusa libanese e alleato attore importante del panorama politico libanese molto vicino al governo filo occidentale di Siniora, e Dick Cheney, allora nuovo vice presidente americano. Durante questo incontro, il leader druso diede dei consigli a Cheney, affermando che in caso di una possibile guerra contro il regime di Assad, membri della fratellanza musulmana potrebbero rappresentare dei possibili partner per il ‘’ dialogo’’ per il periodo post-Assad.

Durante lo stesso incontro Jublat affermò :

‘’ Avevamo detto a Cheney che il ponte che lega L’Iran con il Libano è la Siria, e che per indebolire l’Iran avete bisogno di aprire la porta a una vera opposizione siriana.’’

Risulta quindi chiaro come l’obbiettivo finale di questa lunga campagna politica e militare contro la Repubblica araba siriana è l’indebolimento dell’Iran e la distruzione ‘’dell’Asse del Male’’ costituito da Iran, Siria e Hezbollah. Ma gli avvenimenti recenti, come la liberazione di Aleppo da parte di Assad e dei suoi alleati, l’elezione del repubblicano Donald Trump e le recenti minacce turche e saudite di invadere militarmente il paese, ci fanno capire come l’applicazione di questa lunga e vecchia linea politica della Casa Bianca è tutt’ora in corso, e di come il futuro della Siria e del popolo siriano sarà ancora cupo e irto di grandi ostacoli.

A cura di Rabih Bouallegue


14380057_1706973742958529_8834801750237821443_oRabih Bouallegue, fotografo e aspirante scrittore italiano di origini tunisine e algerine. Particolarmente interessato alle dinamiche geopolitiche del medioriente, durante i fatti del 2011 fonda ” Essawt” – la voce, con l’obbiettivo di riportare quanto più notizie possibili dalle strade della Tunisia in rivolta. Successivamente, tra il 2012 il 2013 tenta l’approccio al mondo dei diritti umani collaborando al documentario ” The price of freedom ” della regista inglese Eleanor Mortimer. Attualmente abita a Palermo dove studia scienze politiche e relazioni internazionali e dove sta tutt’ora completando la stesura della sua tesi di laurea sul fenomeno di Hezbollah in Libano.

 

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