“Good Bye Bauman…”


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– A cura di Maurilio Ginex –

E’ passato appena un giorno da quando Zygmunt Bauman ha lasciato questo mondo. Le tracce di ciò che è stato rappresentano qualcosa di indelebile nella speculazione del pensiero sociologico e filosofico del Novecento. Bauman è stato il teorico della società “liquida”, attento e acuto interprete ha teorizzare lo sviluppo di un nuovo modello de costruttivo per i meccanismi che stanno alla base della nostra società.

L’espressione “società liquida” ha determinato la sagace interpretazione dello spirito del nostro tempo. Paragonando la nostra società a un liquido che prende le forme dei vari contenitori in cui viene riposto non mantenendo sempre una propria identità perpetua e caratteristica, Bauman  ha segnato il passaggio da un sistema precedente in cui la realtà era differente dall’attuale, dunque in antitesi definita come “solida” , poiché solide erano le obbligazioni etiche e religiose, su cui si basavano i punti di riferimento degli individui che cercavano un posto nella propria società. Bauman parlava di modernità liquida, ma il suo riferimento è da supporre che sia stato quello scenario filosofico , che a partire dagli anni settanta con Lyotard, trovò l’etichetta di “post-moderno”. Una definizione questa che comportò varie interpretazioni, ma che a partire dalla data di nascita con Lyotard , iniziò a segnare la fine di ciò che era definito come moderno. Nella modernità liquida di Bauman, che agli occhi del filosofo è sempre una modernità perché in contrapposizione alle società pre-moderne definite “solide” e che per forza di cose deve essere contestualizzata in una localizzazione storico-filosofica evidenziando il concetto di “post-moderno”, c’è l’impellente necessità di far fronte ai problemi che il filosofo riscontrò nel momento dell’analisi. La liquidità caratterizzante dell’assetto sociale in questione è una vera e propria mutazione antropologica, che portò l’individuò ad una posizione di mancanza di possibilità nel poter adempiere alla propria autodeterminazione. La liquidità ha segnato la fine di un sistema strutturato e consolidato che fu una forza per le scelte interiori dell’uomo, portando quest’ultimo al necessario apprendimento di capacità di adattamento viste come forme di sopravvivenza. Scrive Bauman in “Vita liquida” : “In una società liquido-moderna gli individui non possono concretizzare i propri risultati in beni duraturi: in un attimo infatti, le attività si traducono in passività e le capacità in incapacità. Le condizioni in cui si opera e le strategie formulate in risposta a tali condizioni invecchiano rapidamente e diventano obsolete prima che gli attori abbiano avuto una qualche possibilità di apprenderle correttamente.”

Parole profetiche per comprendere quale sia l’intenzionalità di fondo della società liquida, l’autore a riguardo, cita proprio Emerson agli albori dell’opera parlando del fatto che come speranza di salvezza, quando si pattina sul ghiaccio sottile, non ci resta che l’essere veloci. Bauman , parafrasando l’Emerson di “Prudenza”, laconicamente esplicita la tensione di fondo che funge da forza costante all’interno della vita di un uomo che viene proiettato dalla propria esistenza all’interno del nostro sistema sociale. Sii veloce, celere, capace di capire i cambiamenti e di comprendere ciò che risponde alla domanda del mercato sempre in evoluzione e ciò che deve essere messo da parte. Questo ha insegnato Bauman, ha decostruito la realtà fornendo all’uomo una cartina sul come muoversi. La condizione esistenziale dell’uomo completamente ribaltata poiché le forze determinanti per l’obiettivo di un uomo non sono più soltanto le capacità che presenti tu stesso in quanto uomo che produce in quanto messo al mondo, ma qui si tratta di una forza che dal di fuori del “sé” porta a rigenerarsi continuamente per adattarsi al cambiamento continuo e non risultare come carcassa senza significato. Quasi una mercificazione di fondo spinge la società liquida ad agire , mercificazione che vede l’uomo come un oggetto inventato in fabbrica che presuppone un’evoluzione continua a partire dal suo stadio di origine. L’uomo diventa questo, deve evolversi come quell’oggetto affinchè sopravviva all’interno della propria realtà. Come dice sempre in “Vita liquida”: “ la vita nella società liquido-moderna non può mai fermarsi”.

Impossibilità da parte dell’individuo nel poter adottare scelte che risultino come progetti a lunga durata e scadenza. Proprio la scadenza è qualcosa in cui l’uomo si imbatte poiché vittima di quel cambiamento che logora le tracce di ciò che ha fatto precedentemente, la scadenza che porta un nuovo schema concettuale che sbarra la strada a un qualcosa che ipoteticamente avevi creato per usufruirne nel tempo. Quasi come gli “epistemi” di Foucault, che rappresentavano griglie concettuali in grado di determinare in maniera inconscia le forme di sapere di una specifica epoca, la liquidità, violenta e implacabile, porta l’uomo all’essere veloce e sempre al passo. Un’esasperazione di quella volontà di potenza di cui Nietzsche parlava e che conferiva all’uomo le caratteristiche di essere un Superuomo. Non è solo il passaggio da un’epoca all’altra , come il Nietzsche che rompeva totalmente con l’illuminismo creando una nuova morale, ma si parla di un cambiamento di epoca che ha al suo interno una caratteristica ontologica che si basa su un continuo flusso come se fosse una macchinazione e che genera delle identità che risulterebbero fuori luogo se vi fosse la mancanza di quell’adattamento.

Sul percorso segnato dal Criticismo di Francoforte, da Adorno a Horkheimer, passando per Marcuse, Bauman ha utilizzato questo paradigma della liquidità per evidenziare come l’individuo , attraverso una visione heideggeriana dell’essere sia letteralmente gettato all’interno della realtà, inerme di fronte al divenire , non possa fare altro che sopravvivere, essere veloce, adattarsi a quel contenitore che tiene il liquido.

Con Bauman è morto forse uno dei grandi e pochissimi punti di riferimento del pensiero contemporaneo, di cui l’oggi poteva servirsi. Svuotato di ogni coscienza e intenzionalità culturale il nostro sistema è la conseguenza di quella eco capitalistica e tecnicista che genera l’unica dimensione nell’economia,  quest’ultima, purtroppo, l’unica razionalità dominante che sovrasta la realtà , mercificandola e rendendola un campo in cui autodeterminarsi soltanto attraverso un mero utilitarismo materialistico e inficiato di egoismo da accumulo capitalistico.

Grazie Bauman!

A cura di Maurilio Ginex

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