Alcune riflessioni a proposito del terrorismo


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– Il legame immigrazione/terrorismo non è certamente diretto e la stragrande maggioranza degli immigrati ovviamente non è potenzialmente terrorista. Cionondimeno, l’immigrazione è anche potenziale veicolo di terroristi e in questo i servizi di intelligence nazionali (in accordo con quelli di altri paesi) svolgono un ruolo di primaria importanza. Sotto questo aspetto è necessaria la massima efficienza e collaborazione tra apparati di sicurezza ed intelligence per garantire la sicurezza dei cittadini europei.

– In generale sono poco avvezzo ai complottismi, in assenza di prove concrete. Dubitare delle verità ufficiali è sempre lecito e spesso produttivo. Purché lo si faccia razionalmente, consapevoli del fatto che non si può essere investigatori sui social network, che i fenomeni politici vanno considerati caso per caso e che il terrorismo internazionale è una realtà. Le riflessioni di Guido Olimpio [1] a proposito dei documenti ritrovati mi sembrano abbastanza equilibrate e condivisibili.

– Va rivista la distruttiva politica mediorientale dell’Occidente. Le potenze occidentali (con una gerarchia delle responsabilità) hanno distrutto la Libia e contribuito a fomentare il jihadismo in Siria. La politica statunitense del “divide et impera”, che ha chiuso un occhio sull’internazionale jihadista operante in Siria, ha sortito effetti catastrofici. E’ necessario collaborare con tutti i paesi che lottano contro il terrorismo, Russia in primis. La Francia –  principale supporter dei ribelli siriani  –  ha le responsabilità più grandi tra i paesi europei.  Ne va della nostra sicurezza, perché è assurdo, controproducente ed ipocrita adottare  “due pesi e due misure” nei confronti del terrorismo.

– In ambito internazionale si assiste a smottamenti geopolitici che influenzano anche la reazione dei gruppi terroristici. L’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia va letta molto probabilmente come una conseguenza del voltafaccia di Erdogan nei confronti dei jihadisti di Aleppo (che ha sostenuto fin dal 2012). Si è rotto il fronte univoco con le monarchie del Golfo (sostenitrici dell’internazionale jihadista operante in Siria) che ha segnato la geopolitica turca in Siria fino a quest’estate. Beninteso, la geopolitica di Russia e Turchia resta opposta su  molti fronti (Balcani, Caucaso e Medio Oriente) ed è stata raggiunta un’intesa tattica. I paesi europei dovrebbero essere in grado di inserirsi all’interno di queste contraddizioni e smettere di assecondare le monarchie del Golfo, sponsor di gruppi jihadisti che con un continuo maquillage politico si rendono (più o meno) presentabili alle cancellerie occidentali.

– La stabilizzazione (se mai ci sarà) di Libia e Siraq, anche in relazione al settarismo interno, rappresenterà un argine non definitivo al fenomeno terrorista. Il terrorismo si autoalimenta nei conflitti e  – una volta sconfitto l’IS (non ci è dato sapere quando) –  dovremo fronteggiare la ridefinizione non statuale di tale gruppo e della galassia jihadista attualmente operante nel Siraq.

– Resta l’incognita di come l’amministrazione Trump si relazionerà con i diversi attori regionali mediorientali (Iran, Turchia ed Arabia Saudita in primo luogo) e vedremo che tipo di convergenza troverà con la Russia. Ciò influenzerà anche le politiche dei paesi europei, alleati degli Usa.

Federico La Mattina

Note

[1] G. Olimpio, Strage di Berlino, perché il terrorista si è lasciato dietro i documenti?, “Corriere della Sera”, 22/12/2016

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