L’Ue sospende le sanzioni all’Iran: vantaggi per chi?


Sharing is caring!

– EDIZIONE STRAORDINARIA –

L’Ue sospende le sanzioni all’Iran: vantaggi per chi?

Nell’agosto del 2009 Mahmud Ahmadinejad, esponente del partito conservatore, iniziava il suo secondo mandato come presidente della Repubblica islamica dell’Iran, col l’intenzione di portare avanti il suo programma nucleare iniziato nel 2002 con la creazione di un impianto segreto per l’arricchimento di uranio impoverito con il metodo della centrifugazione, continuando negli anni successivi, non rispettando i termini imposti dal Trattato per la non proliferazione nucleare, ed evitando di firmare il protocollo aggiuntivo a questo. Nel 2007 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva preparato una bozza di sanzioni, facendo però attenzione a non peggiorare la situazione politica e strategica a livello internazionale. In questo articolo verrà analizzato il percorso seguito dall’Unione europea fino al 16 gennaio del 2016: data della sospensione delle sanzioni. E in più verranno presentate le conseguenze economiche derivanti. 
Il 9 Giugno 2010 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la risoluzione 1929 che rafforzava le resoluzioni precedenti e introduceva nuove misure restrittive contro l’Iran in merito all’arricchimento di uranio e alla minaccia contro la pace e la sicurezza internazionale. Per la prima volta infatti le sanzioni risultavano economicamente forti, tralasciando l’impatto simbolico e mettendo in risalto il vero fine delle misure contro la politica aggressiva di Mahamud Ahmadinejad. Di conseguenza, anche l’Unione europea ha voluto lasciar il segno: il 26 luglio il Consiglio europeo ha adottato la decisione sulle misure restrittive contro l’Iran. La decisione adottata si fondava su restrizioni concernenti sei punti fondamentali:
-Importazioni ed esportazioni (divieti di esportazione verso l’Iran di armi, di beni a duplice uso, di prodotti che possono essere utilizzati in attività connesse all’arricchimento; divieto di importazione di petrolio greggio, di gas naturale e di prodotti petrolchimici e petroliferi; divieto di vendita o fornitura di attrezzature essenziali utilizzate nel settore energetico, di oro, di altri metalli preziosi e diamanti, di talune attrezzature navali, di determinati software)
-Settore finanziario (congelamento dei beni della Banca centrale dell’Iran e delle più importanti banche commerciali iraniane, introduzione di meccanismi di notifica ed autorizzazione per il trasferimento di fondi superiori a determinati importi verso istituti finanziari iraniani)
-Settore dei trasporti (divieto di accesso agli aeroporti dell’UE dei voli cargo iraniani, divieto di prestazione di servizi di manutenzione a aeromobili e navi cargo iraniane che trasportano materiali o beni vietati) 
-Ammissioni (intese come passaggio di persone ritenute associate all’Iran per la proliferazione nucleare nei territori dell’Unione europea)
-Congelamento di fondi e di risorse economiche (legati all’arricchimento di uranio, esonerando dalle restrizioni le risorse legate alla soddisfazione di bisogni essenziali per la popolazione civile)
-Altre misure legate alla legislazione propria di ogni stato membro.
Le conseguenze delle restrizioni hanno fortemente toccato l’economia iraniana, esattamente come l’economia europea e dei maggiori stati membri. Tuttavia dopo la vittoria del riformista Hassan Rouhani alle presidenziali del 2013, contro il conservatore Mahmud Ahmadinejad, l’Europa ha iniziato a nutrire un certo ottimismo, fondandosi sulle dichiarazioni del presidente neo-eletto. In effetti a più riprese il presidente Rouhani aveva espresso l’intenzione di adottare une politica estera meno aggressiva rispetto al suo predecessore, e di ristabilire dei rapporti pacifici con i paesi occidentali. Il 24 Novembre 2013 infatti, a Ginevra, si è trovato l’accordo tra Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania e l’Iran. L’accordo contava quattro pagine di cui una sull’ammorbidimento delle sanzioni economiche contro Teheran. Allo stesso tempo si sanciva l’impegno del governo di Rouhani di produrre uranio solo per uso civile, la chiusura di un nuovo impianto per la produzione del plutonio, la possibilità di ispezioni a sorpresa degli ispettori Aiea nelle centrali di produzione, e l’arresto della produzione di uranio arricchito al 20 % (percentuale indispensabile per costruire ordigni nucleari). L’accordo è stato ben accolto dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che oltre ad aver espresso la sua soddisfazione, ha auspicato l’implementazione dei rapporti con l’Iran.
In vista del programma comprensivo voluto dall’Unione europa nei confronti dell’Iran l’accordo avrebbe avuto dei risvolti politici ed economici per tutte le parti interessate. Gli Stati coinvolti non avrebbero più emanato nuove sanzioni contro l’Iran, avrebbero sospeso il divieto di importare ed esportare prodotti petrolchimici iraniani. La sospensione avrebbe riguardato anche la fornitura di tutti i servizi correlati ai finanziamenti, all’assistenza finanziaria, assicurazioni e riassicurazioni. Inoltre l’UE avrebbe sospeso il divieto di commercio di oro e metalli preziosi con il governo dell’Iran, ai suoi enti e la Banca centrale dell’Iran. Da una parte, altrettanto importante fu la sospensione del divieto di fornitura e trasporto del petrolio greggio iraniano, e dall’altra le agevolazioni in merito ai trasferimenti finanziari. In effetti in un primo momento, il Consiglio aveva deciso di sospendere per sei mesi le restrizioni sopra elencate. 
Il 14 luglio 2015 è stata una data emblematica per il raggiungimento di un ulteriore accordo a Vienna, in cui è stata espressa la volontà da parte di Iran, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, e l’Alto Rappresentante dell’UE, di raggiungere una soluzione globale, duratura e pacifica della questione nucleare iraniana, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la risoluzione 2231, contenente il JCPOA. Il 31 luglio di coseguenza il Consiglio dell’Unione europea ha adottato gli atti giuridici contenenti gli ulteriori atti per migliorare i rapporti con l’Iran. In particolare, questi atti prevedevano que le sanzioni non si applicavano più alla fornitura di materiale poiché l’Iran aveva:
-modificato la produzione di isotopi, rendendoli stabili,
-modernizzato il reattore di Arak
-diminuito lo stock di uranio arricchito.
Dopo un’anno di mediazione e collaborazione tra le parti interessate, un’ulteriore tappa è stata raggiunta il 18 ottobre 2015, data in cui il Consiglio ha adottato gli atti giuridici che prevedevano la revoca delle sanzioni se l’AIEA, in seguito a dei controlli programmati per gennaio, avesse confermato che l’Iran stava rispettando i termini degli accordi. Alla fine, il 16 gennaio 2016 il Consiglio ha revocato tutte le sanzioni economiche e finanziare relative al nucleare subito dopo che l’AIEA ha accertato l’attuazione delle misure contenute nel Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) del 2015, da parte dell’Iran. 
Le conseguenze delle sospensioni delle sanzioni sono degni di nota. All’interno del contesto geopolitico attuale, la ripresa dei rapporti con uno dei paesi della zona del Golfo, che fino a qualche anno fa risultava come una minaccia per la pace e per la sicurezza internazionale, può essere interpretata come una vittoria sia politica che economica. Nonostante si parli molto dei vantaggi dei quali l’Iran potrà usufruire una volta rientrata nel mercato internazionale, bisogna notare che dalla sospensione delle sanzioni, nel medio periodo, si avrà un beneficio netto per molte regioni del mondo. Risulta infatti importante notare che, secondo degli economisti esperti, tutti i continenti ne trarranno vantaggio. Tralasciando ogni forma di propaganda politica, l’economia mondiale subirà dei cambiamenti rilevanti. Gli effetti economici e finanziari più salienti per l’Iran saranno i seguenti:
-crescita del PIL del 5% nel 2016,
-rilascio di 100 miliardi di dollari che erano congelati a seguito del blocco delle esportazioni di gas e petrolio,
-spostamenti del capitale umano che comporteranno scambi e turismo che faranno crescere l’economia del paese.
Per quanto riguarda l’economia delle regioni circostanti e non, i maggiori effetti che si potranno osservare si fondano:
-sull’aumento di investimenti di almeno 3 milioni di dollari da parte della Gran Bretagna, Cina, India, Turchia e Arabia Saudita per sfruttare le risorse energetiche iraniane,
-sulla diminuizione della spesa pubblica nell’area del Magreb, soprattutto Egitto e Tunisia, grazie al ribasso del prezzo del petrolio derivante dall’entrata di quello iraniano nel mercato internazionale,
-sull’interscambio con l’Europa, che da 7,6 miliardi di dollari nel giro di due anni arriverà a 3.040 miliardi di dollari (cioè aumenterà del 400%),
-sull’aumento degli investimenti dei paesi asiatici (primo tra tutti la Cina) nel mercato petrolchimico e del gas iraniano.
Alla fine, i più noti economisti fanno notare come dal libero scambio non trarrà vantaggio soltanto il paese che aveva subito le sanzioni. L’Iran è un paese ricco sotto molti punti di vista, ed una risorsa per molti paesi confinanti. Alla fine, dalla politica distensiva del governo Rouhani ne trarranno vantaggio i 6 paesi che più di tutti si erano batutti per sanzionare la politica di Mahmud Ahmadinejad.
Maria Elena Argano
Per saperne di più:

Sharing is caring!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *